Guida agli agriturismi di Italia
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AGRITURISMO NEL VENETO

Dalle Dolomiti al Mar Adriatico, il Veneto è in grado di soddisfare ogni esigenza del turista, a cominciare proprio dalle montagne, che d’inverno sono il paradiso dello sciatore con chilometri di piste da fondo e discesa e d’estate sembrano fatte apposta per escursioni e passeggiate attraverso paesaggi da sogno. E poi non si possono dimenticare i laghi, le terme, le località balneari e le città d’arte, che contengono tesori incomparabili di arte e di storia. Basti pensare a Venezia e al suo fascino incomparabile di "città d'acqua", a Verona, ricca d'atmosfera e al tempo stesso vivace e allegra, a Padova, dove è d’obbligo una visita alla Basilica del Santo ed agli affreschi di Giotto nella cappella degli Scrovegni, alle famose ville palladiane.
Ma il Veneto resta anche un esempio straordinario di attrazioni legate al turismo rurale. Ad esempio, alle risorse naturali ed artistiche la regione affianca quelle enogastronomiche: la cucina è ricchissima, ben 17 sono i prodotti DOP e IGP e 15 sono le Strade del Vino che raccontano il territorio e le sue eccellenze.

LA STRADA DEL PROSECCO

Un territorio di particolare interesse ambientale, storico, artistico ed enogastronomico è certamente l'area collinare della Marca Trevigiana che va da Valdobbiadene fino alle colline che circondano Conegliano. E' un territorio caratterizzato da piccole valli, borghi rurali con casolari in pietra e vecchie case mezzadrili, lunghe teorie di vigneti sui versanti dolcissimi dei colli, incontaminati scorci naturalistici con percorsi e sentieri. E' un'area dove pregevoli sono le testimonianze del passato rinascimentale e seicentesco, ma anche delle sanguinose battaglie sul Piave della Prima Guerra Mondiale. Soprattutto è il territorio compreso nella "Strada del vino bianco" che va da Valdobbiadene a Conegliano, dove la gioviale e tradizionale ospitalità degli abitanti è magnificamente rappresentata non solo da una offerta di ospitalità agrituristica qualificata ma anche da numerosi ristori e osterie dove è possibile degustare vino pregiato. La strada, un percorso di 42 km, attraversa vari centri agricoli compresi nel Consorzio di tutela del Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene, un vino la cui fama internazionale è andata crescendo grazie alla sua grande qualità e versatilità.

LA FESTA DA NON PERDERE

La Marciliana di Chioggia (VE)

La festa della Marciliana si celebra a Chioggia per rievocare un’imbarcazione – chiamata appunto Marciliana - che, costruita prevalentemente nei cantieri cluniagensi e condotta da marinai di queste zone, solcò dal Medioevo all’800 l'Adriatico, impegnata in fiorenti commerci.
Ciò che si intende richiamare alla memoria storica è l’iniziale sottomissione di Chioggia all’invasore genovese nel 1379 e la successiva restituzione ai chioggiotti della loro città, dove rientrò trionfalmente il doge il 24 giugno del 1380. La città venne contesa da genovesi e veneziani (le Repubbliche Marinare dell’epoca) a causa delle saline della sua laguna, che ne avevano fatto l’emporio per il commercio del sale, e del suo ruolo di importante scalo commerciale sia con i porti del Mediterraneo che con le terre venete e lombarde attraverso vie d’acqua interne.

IL PALIO. La manifestazione è assai ricca, vede la partecipazione di circa 500 figuranti e il contributo di tutti i chioggiotti. Tutti i particolari meritano attenzione per la ricostruzione storica e filologica con cui vengono realizzati: i costumi sono frutto di rigorose ricerche iconografiche e non copiati da altri palii; gli spettacoli e le animazioni delle contrade che impegnano nelle prove decine di persone si ispirano agli antichi statuti della città; i musici si cimentano in brani medievali di non facile esecuzione; gli spadaccini utilizzano trattati di scherma quattrocenteschi. Nel Palio si fronteggiano le antiche contrade (Sant’Andrea, San Giacomo, San Martino, San Michele Arcangelo e Montalbano), ognuna col suo vessillo e il suo stendardo distintivo. La Chioggia del ‘300 rivive in una ipotetica fiera del sale, con le taverne, l’ospitale, i lavori artigiani, le botteghe, il popolo, la legge, il lavoro nell’orto, i musici, i balli...

I VINI DEL VENETO

Il vigneto veneto è così grande per quantità e qualità da far risultare inadeguata qualsiasi definizione, seppure entusiasta. Tanto per chiarire cominceremo col ricordare che il Veneto, nel campo dei vini Doc, detiene tre primati nazionali: 2 milioni di ettolitri prodotti, 19 zone riconosciute, 4 vini nella classifica dei primi dieci per produzione.

Nella zona di Verona per ciò che riguarda i vini potrete degustare il DOCG Recioto di Soave, spumante classico di antiche tradizioni, i DOC Valpolicella (l’Amarone, un classico rosso da carni e da selvaggina, e il Valpantena, da tutto pasto).
Lasciata Verona potete dirigervi a Vicenza segnata da molti capolavori di Andrea Palladio. Nella campagna circostante, ottime enoteche (Enoteca della Valpolicella a Fumane, Enoteca Enotria a San Pietro in Cairano) offrono la possibilità di gustare i DOC di Breganze e il Gambellara, un bianco da pasto leggero e da dessert.
Poco a sud di Vicenza, incontriamo le terre del Tocai, un DOC rosso da tutto pasto, ma particolarmente adatto a salumi, formaggi e ottimo compagno del baccalà alla vicentina.
A Padova e nei paesi dei Colli Euganei degusteremo ottimi Moscati da dessert, e i rossi Merlot e Cabernet come vini da tutto pasto.
Si prosegue verso Treviso, nelle terre del Prosecco. Faremo tappa per scoprire il borgo medievale di Asolo o il Duomo di Conegliano, ma soprattutto ammireremo le dolcissime colline della Marca trevigiana, ornate dai preziosi vigneti del Prosecco. Particolarmente rinomato quello di Conegliano-Valdobbiadene, tra i migliori spumanti italiani. Al vertice il superbo Cartizze Superiore.

I SAPORI DEL VENETO

Sebbene sia ricca di città di notevole importanza, non c’è dubbio che la regione veneta abbia sentito profondamente l’influsso di Venezia. In cucina, queste vicende non sono giunte ad omologare la cucina della regione a quella della capitale: accanto ai piatti veneziani sono rimaste al posto d’onore ricette che portano il nome delle principali zone del Veneto, collegate ai prodotti che le caratterizzano.

I PRIMI. Chi pensa a primi piatti tipicamente veneti non può fare a meno di riferirsi, innanzitutto, al riso. Non mancherà certo nella nostra rassegna; ci piace però cominciare da piatti meno noti, forse, ma altrettanto legati alla tradizione locale, come la sopa coada, un vero e proprio piatto unico (basterà aggiungere della verdura) a base di pane raffermo, brodo, carne di piccione, burro, parmigiano, che dovrà cuocere a fuoco bassissimo in forno per circa cinque ore, finché il brodo non sia quasi del tutto evaporato. Fra le paste fresche dominano i bigoli, spaghetti preparati a mano con o senza uova, a seconda delle zone e delle tradizioni familiari, passati nel torchietto che una volta era presente in tutte le case. Vengono variamente conditi in salsa d’anatra, con ragù di regaglie di pollo (“rovinazzi”), con aole o sardelle di lago. La cucina veneta di montagna offre i canederli al formaggio, strettamente imparentati a quelli del Trentino-Alto Adige, mentre nel bellunese troviamo gli gnocchi di zucca, con un condimento di burro fuso e formaggio affumicato. Ed eccoci all’immancabile riso, dai celebri risi e bisi (riso e piselli) della tradizione veneziana al veronese risotto con il tastasal, che prende il nome dal salame fresco usato per l’intingolo insieme agli altri classici ingredienti (brodo, vino, burro, parmigiano, pepe, cannella, chiodi di garofano). Particolarmente appetitoso il matrimonio fra riso e pesce, dai risi e bisato (risotto con l’anguilla) al risotto di branzino.

I SECONDI. Restiamo al pesce anche per i piatti di mezzo: anguilla o bisato in tutte le salse, naturalmente; poi le sardele in saor (sarde in carpione), la granseola e le seppie alla veneziana, con olio, aglio, cipolla e, tradizionalmente, il nero di seppia, appena schiarito dalla salsa di pomodoro. Infine, non può mancare il glorioso bacalà ala visentina, ingentilito dalla cottura nel latte e insaporito con acciughe, cipolle, formaggio grattugiato, aglio e prezzemolo. Per i piatti a base di carne, le proposte spaziano dal germano reale in sugo, insaporito con burro, vino, sedano, carota, salvia, rosmarino, salsa di pomodoro (o, secondo una variante, mele renette o cotogne) alla veronese pastissada de cavalo (spezzatino di cavallo), con o senza pomodoro, per finire con il fegato alla veneziana ...affogato in un mare di cipolle affettate finemente e imbiondite in olio e burro a fuoco lento, che la tradizione vuole di peso corrispondente al fegato stesso, aggiunto dopo circa un’ora e cotto in cinque minuti a fuoco vivace.

I DOLCI. Fra i dolci, troneggia (è il caso di dirlo) il pandoro veronese, che l’industria dolciaria ha trasformato da prelibatezza tradizionale a prodotto di fama nazionale (ed oltre). Tipicamente veneti sono rimasti i bussolai, grosse ciambelle che alla base, costituita da pasta da pane, aggiungono a seconda delle zone differenti ingredienti, dalla grappa all’anice al marsala. Le diverse località sfoggiano anche biscotti di vario tipo, a partire dai baicoli veneziani, senza uova, caratterizzati da una doppia cottura grazie alla quale si mantengono per mesi, così come i più sontuosi forti di Bassano del Grappa, arricchiti con mandorle e cacao e profumati con cannella e chiodi di garofano. Praticamente inesauribile la serie delle fritole o frittelle, di zucca, di mele, con uvetta e pinoli, fritte in olio o strutto.

Agriturismo Pasqua
Iter Edizioni

A PIEDI NEL VENETO

 

SENTIERI NEI PARCHI DELLE DOLOMITI