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AGRITURISMO IN TRENTINO ALTO-ADIGE
Regione montuosa per eccellenza, il Trentino-Alto Adige presenta scenari naturali incomparabili sia d’inverno sia nelle altre stagioni. Oltre alle piste da sci e ai sentieri escursionistici, il turista trova relax e benessere alle terme, arte e spiritualità nei santuari e monasteri, gusto e tradizioni nei prodotti tipici e naturalmente alta qualità e garbo nelle diverse proposte di ospitalità.
Le aziende agricole trentine già quarant’anni fa hanno iniziato ad accogliere i viaggiatori nei masi, le tipiche costruzioni rurali montane. Per anni, il Trentino è stata regione all’avanguardia nel settore del turismo rurale, con una delle prime leggi regionali sull’agriturismo varate in Italia. E ancora oggi è un modello da imitare, caratterizzato da un’ospitalità semplice e familiare, come da antica tradizione contadina, e da un ottimo livello del servizio fornito al turista moderno ed esigente.
I MUSEI DI CULTURA CONTADINA
Numerosi in tutta Italia, i musei della cultura contadina sono presenti anche in Trentino-Alto Adige con due esempi significativi: il Museo degli Usi e Costumi della Provincia di Bolzano e il Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina. Il primo è ubicato nel grande parco che circonda una villa settecentesca di Bolzano: nel grande spazio all'aperto sono stati ricostruiti numerosi edifici originali di diversa funzione, come un fienile, una stalla del 1690, un maso del XVI secolo, un travaglio per la ferratura dei buoi, una casetta colonica del XVII secolo, una segheria, una fucina di fabbro, pompe idrauliche del XVIII secolo, una malga, strumenti ed alveari per l'apicultura. L'altro museo si trova a San Michele all'Adige ed ha sede in un antico monastero agostiniano del 1145. Il materiale raccolto è organizzato in sezioni, tra cui quelle dedicate alla viticoltura, molitura, agli strumenti agricoli, alla metallurgia, filatura e tessitura, lavorazione del legno, religiosità popolare, cucina, caccia.
LA FESTA DA NON PERDERE
Il Carnevale di Grauno (TN)
I riti arborei che caratterizzano molti degli eventi tradizionali primaverili sono presenti anche in alcune manifestazioni carnevalesche nel Trentino.
In questi eventi il Carnevale è vissuto come preludio alla Primavera, il periodo in cui emergono le energie vivifiche e germinative.
A Grauno, prima del Martedì Grasso, seguendo rigorosamente l’indicazione della guardia forestale, viene abbattuto e poi sfrondato un maestoso pino, trasportato in seguito sulla piazza del paese, dove il Martedì di Carnevale viene inscenata la “Commedia”. Durante quest’ultima, con un motteggio tipico del Carnevale, vengono sciorinati fatti e misfatti di personaggi noti.
L'ACCENSIONE DEL PINO. Un sommario processo, che individua, tradizionalmente, come colpevole l’ultimo sposo dell’anno, conclude la recita con la condanna di quest’ultimo a “battezzare” il pino, che trasportato lungo il paese sul “Doss del Carneval” (una piccola altura) viene piantato in una buca profonda. Il pomeriggio fra canti e balli frenetici il pino viene addobbato e la sera incendiato dallo sposo e dalla moglie. Diviene così una torcia gigantesca visibile in tutta la Val di Cembra, che fino a poco tempo fa era illuminata dai vari roghi, detti “carneval”, di tutti i paesi circostanti (pupazzi di carnevale, alberi o rotelle infuocate).
Dalle scintille (bolife) del rogo ancora oggi gli anziani del paese sanno trarre auspici per il raccolto: se salgono in alto è segno infausto, se si alzano poco e ricadono ad arco (come spighe di grano e frumento cariche) sarà un’annata buona.
I VINI DEL TRENTINO
Da sempre Trentino ha fatto rima con vino: in questa terra, infatti, si producono alcuni tra i migliori vini italiani, per non parlare degli spumanti e della grappa. Nell'imbarazzo della scelta vi suggeriremo solo alcuni fra gli "assaggi", cercando, a volte, di segnalare anche quelle produzioni locali poco note al grande pubblico pur se di tutto rispetto.
Presso il Lago di Tenno, che pur avendo un aspetto tipicamente alpino è circondato da colline fertili ricoperte di vigne e ulivi, potrete degustare, presso le molte aziende agricole locali, degli ottimi vini bianchi che vanno dal classico Chardonnay al Pinot Grigio.
Nei pressi potrete anche visitare la Val di Gresta. Qui il paesaggio è costituito da una vera e propria alternanza di coltivazioni di ortaggi e di vigne. Vi si produce il Marzemino, ottenuto da uve vendemmiate nei pressi di Isera e reso celebre dal Don Giovanni di Mozart, che nel testo ne porta menzione.
Spostandovi verso Colle di Tenna vi troverete nella patria dello spumante. Qui, in riva al lago di Caldonazzo, circa un secolo fa, Giulio Ferrari piantò barbatelle di Chardonnay provenienti dalla Francia.
Nella Valle dei Laghi, ai piedi del Monte Bondone il clima è temperato e quasi mai raggiunge le basse temperature tipiche di questa regione. Vi si coltiva la nosiola, dalle cui uve si ottiene il Vin Santo, la cui produzione segue un rituale veramente originale.
La Val di Non, nota per le sue mele in tutto il mondo, riserva una piccola chicca. Sulle sponde del lago artificiale di Cles si coltiva un'antichissima varietà di uva chiamata il groppello. Si tratta di piante secolari con grappoli piccoli e neri da cui si ottiene un vino rustico scurissimo che vale la pena di menzionare soprattutto per il valore storico della sua coltivazione. Nella Piana Rotaliana tutto il paesaggio vi inebrierà. Qui le viti si trovano dappertutto e dai loro frutti si ottiene il vino trentino per antonomasia : il Teroldego. Si tratta di un vino rosso asciutto molto piacevole. Il Teroldego è soprattutto noto per il suo profumo che ricorda quello della pesca e del lampone.
Non possiamo chiudere lo spazio dedicato al Trentino e ai suoi vini senza ricordare la Val di Cembra, patria delle grappe. Qui la produzione di grappa si perde nella notte dei tempi, ne potrete assaggiare di tutti i tipi e di tanti gusti, infatti, non avrete che l'imbarazzo della scelta nel concedervi quello che spesso è stato definito "il peccato alcolico degli onesti".
La produzione di vino in Alto Adige, sebbene non al livello del territorio della provincia di Trento, è comunque di tutto rispetto. Nei pressi di Bolzano fra i rossi si producono il Castel Schwanburg, l'Eppaner, il Guncinà e il Santa Maddalena. Tra i bianchi troverete il Pinot bianco e grigio, il Sylvaner e il Terlano.
I SAPORI DEL TRENTINO-ALTO ADIGE
Regione totalmente alpina come la Valle d’Aosta, il Trentino-Alto Adige è cotraddistinto innanzitutto dal duplice carattere, evidenziato dalla dppia denominazione. Si tratta dunque di una regione di confine, in una provincia della quale, l’Alto Adige (o Sud Tirolo), sono estremamente evidenti i caratteri del paese confinante. La provincia di Trento, si presenta come primo punto d’incontro fra la cultura nordica e quella peninsulare, e dunque mediterranea, come appare peraltro in tutta evidenza nella cucina.
I PRIMI. La nostra mini-rassegna si apre con un piatto alto-atesino (peraltro diffuso anche nel Trentino), una specie di gnocchi a base di pane raffermo impastato con latte e uova, chiamati knoedel (o canederli), di cui sono note varie versioni: con lo speck, di fegato, di magro, con gli spinaci, con le prugne o anche (usati in questo caso come dolci) con le albicocche o con le mele. Si consumano prevalentemente in brodo, come zuppe; alla stessa categoria appartiene la minestra d’orzo, che unisce all’orzo patate, carota, sedano, erbe aromatiche, oltre allo stinco o al carrè di maiale lessati. Fra le paste asciutte, gli strangolapreti del Trentino ricordano (solo nel nome) analoghi piatti appartenenti a cucine regionali dell’Italia centrale. Presentano però caratteri molto diversi, a partire dall’impasto a base di pane raffermo, cui si uniscono uova, farina, spinaci o bieta. Se ne ricavano degli gnocchi, che vengono lessati e conditi con burro fuso alla salvia e parmigiano.
I SECONDI. La cacciagione di montagna è alla base di alcuni tipici piatti di mezzo, come l’altoatesino capriolo con i mirtilli, la cui cottura è preceduta da una marinatura di almeno uno-due giorni in vino rosso, con rosmarino, bacche di ginepro, alloro, salvia, cipolle e (vera raffinatezza) punte di virgulti di abete. La lepre alla trentina subisce due marinature distinte, una per la carne ed una per le interiora, cui vengono aggiunti pinoli, uvetta, cannella, chiodi di garofano. Cotta in casseruola, con sugo abbondante, viene spesso servita con la polenta.
Al rinnovamento e ad una certa “sprovincializzazione” della cucina trentina verificatisi all’epoca del Concilio di Trento sono attribuite alcune ricette di pesci d’acqua dolce, come, ad esempio, le trotelle alla trentina, che fra l’altro introducono l’uso dell’olio d’oliva in una tradizione culinaria nordica. Vengono infarinate, fritte in olio aromatizzto con salvia e rosmarino e ricoperte per almeno ventiquattro ore con una marinata di olio di oliva, aceto, cipolla, prezzemolo, aglio, menta, uva sultanina, scorza grattugiata di arancio e limone. Per la trota in blu dell’Alto Adige si torna invece al nordico burro, versato fuso sul pesce adagiato nel piatto di portata, dopo una rapida immersione di un quarto d’ora nell’aceto e una bollitura nel vino a fuoco lento, anch’essa di un quarto d’ora , con prezzemolo, alloro, carota, scorza di limone, chiodi di garofano e pepe in grani.
I DOLCI. Per i dolci, non si può che cominciare dallo apfelstrudel, rotolo di sottile pasta sfoglia, con un ripieno di squisite mele dell’Alto Adige, con burro, uvetta, pinoli, cannella e chiodi di garofano. A questa versione universalmente nota se ne aggiungono altre, come il germstrudel con pasta lievitata, farcito con marmellata di prugne. Comuni alle due province, anche se in versioni lievemente diverse, sono gli zelten, dolci natalizi destinati ad essere conservati per più giorni, dalla tipica forma a mandorla, o talvolta rotondi, preparati unendo frutta secca assortita ad uguale quantità di farina, con burro, uova, latte, scorza d’arancia e liquore (grappa o rum).
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