Guida agli agriturismi di Italia
Fattoria Grimana
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AGRITURISMO IN SARDEGNA

In Sardegna, più che in altre regioni italiane, l’agriturismo ha contribuito alla valorizzazione economica e ambientale delle zone rurali più emarginate e per questo l’agriturismo costituisce un modello turistico alternativo e veramente ecologico, che agevola la scoperta di contesti naturalistici e culturali inediti.

L’attrattiva delle sue coste è innegabile e non a caso la Sardegna diventa ogni estate una meta turistica richiestissima sia dagli italiani che dagli stranieri.

La provincia di Cagliari è fra le zone meno note da un punto di vista turistico eppure offre paesaggi e spiagge d'incanto insieme alla possibilità di visitare una città come Cagliari, ricca di storia e di arte. La costa del Sud , invece, apparirà fitta di cale selvagge, fra le quali vi divertirete a scovare spiaggette solitarie e incantevoli. Per gli amanti della storia antica in questa zona una meta non va assolutamente trascurata: si tratta della necropoli di Tuxiveddu dove si possono visitare tombe cartaginesi risalenti al VI sec. a. C. La costa occidentale e il suo entroterra fanno invece parte di quella Sardegna ancora poco conosciuta e forse anche per questo tutta da godere.

L’isola, però, nasconde anche altri tesori: paesaggi affascinanti, ricchi di storia e suggestione, i nuraghi, vestigia di civiltà primitive, gli altopiani interni, da percorrere lungo i sentieri dei pastori, l'ospitalità della sua gente, nelle città costiere e nei paesi dell’entroterra.

L'AGRITURISMO IN SARDEGNA E GLI INSEDIAMENTI RURALI SARDI

In Sardegna, la maggior parte degli agriturismi si presenta come tipici "stazzi" oppure costruzioni rurali riadattate. La tipologia dell’insediamento rurale sparso è tipica del mondo pastorale e si presenta secondo una disposizione orizzontale e sequenziale di locali adibiti alle operazioni casearie ed a cui si accedeva da un’unica porta centrale. Quando queste dimore hanno assunto anche una funzione agricola, ritroviamo un’ampia cucina di ingresso, nei cui soppalchi si conservavano le derrate alimentari, ad eccezione del grano sempre custodito in cassoni nella camera da letto. All’esterno di questi edifici erano naturalmente previsti gli stazzi per le pecore.

Gli agglomerati rurali concentrati, invece, sono di solito circondati da orti delimitati da un fitto reticolo di muretti in pietra, nati per difendere i terreni dalle invasioni delle greggi e per delimitare le proprietà. Il villaggio rurale sardo era una unità autosufficiente sul piano economico, sociale e religioso, dove lo spazio rurale poteva essere sfruttato per la cerealicoltura ed un minimo di pastorizia non brada. Le case si sviluppano generalmente in altezza, come si può vedere ancora bene nei centri della Barbagia o del Campidanese, in cui al pianterreno trovavano posto  un porcile, la legnaia ed un locale per la conservazione degli ortaggi e del formaggio, mentre a quello superiore, collegato da una scala interna, erano dislocati la cucina, la camera da letto dove si conservava il grano, e i magazzini.

Nel Campidanese, a prevalente economia agro-pastorale, la casa presenta la caratteristica “prazza” (o recinto), posta davanti o posteriormente alla dimora, per la custodia del gregge, oltre ad una struttura architettonica peculiare, la “lolla” o portico aperto o chiuso, che corre lungo le stanze e su cui, a volte, si affacciano gli ingressi degli alloggi.

L'AGRITURISMO IN SARDEGNA E LA FESTA DA NON PERDERE

Sa Sartiglia, il Carnevale di Oristano

Sa Sartiglia è un suggestivo torneo cavalleresco che si svolge l'ultima domenica di Carnevale. Nell'ambito del complesso rituale propiziatorio, di sicure origini arcaiche, un gusto particolare riveste la figura dell'androgino - il componidori - cui compete il ruolo principale. Ogni anno il gremio, comitato dei festeggiamenti composto dagli esponenti di arti e mestieri cittadini, sceglie un giovane cavaliere, che rivestirà il ruolo sacro di componidori. Questi viene condotto in un luogo addobbato con frasche e fiori, chiuso sul fondo e aperto sul davanti: evidente riproduzione di una caverna di iniziazione.

LA VESTIZIONE. Si prendono cura di lui delle giovani, is massaieddas, sotto la guida di una donna matura, sa massaia manna. Il giovane viene fatto sedere su una sedia posta su un tavolo: da quel momento non deve più avere alcun contatto con la terra per non disperdere l'energia magica che il rito gli conferirà.Si procede con la vestizione, in presenza della folla: in gran silenzio e compostezza le giovani lasciano al componidori abiti maschili solo dalla cintola in giù. Sulla parte superiore gli cuciono addosso una camicia bianca, addobbata con nastri colorati come il corsetto delle spose. Sul volto la massaia manna gli pone una maschera dalle enigmatiche fattezze femminili; sul capo un velo da sposa, sovrastato da un cilindro nero. Il cavaliere androgino viene poi portato a braccia su un cavallo, dove dovrà giacere riverso sul dorso fin quando non uscirà all'aperto e non riceverà in dono simbolico sa pippìa de maiu, un mazzolino di violette e pervinche, con cui benedirà la folla ricevendo lanci di fiori e grano. Durante tutta la cerimonia suonano le campane, squillano le trombe e le luneddas, rullano tamburi, in un'atmosfera magica e ipnotica.

IL CORTEO. La seconda parte del rito prevede una prova iniziatica: il componidori, seguito da un corteo di cavalieri in abiti maschili e maschera femminile, si lancia al galoppo e cerca di infilzare al volo il piccolo foro al centro della stella, sa sartiglia, appesa ad un filo lungo il percorso. Se riesce, ciò vorrà dire fertilità dei campi per il nuovo anno.

IL TORNEO. Si apre qui la fase più spettacolare: tornei e giostre cavalleresche, prove di abilità, giochi equestri di grande suggestione. Il componidori con un gesto segna la fine delle manifestazioni, torna a benedire la popolazione e si ritira nell'antro: qui avverrà la svestizione, ma questa volta al chiuso e fra pochi intimi, così da lasciare integra nella memoria l'immagine del magico elemento fecondatore, unione del maschile e del femminile.

L'AGRITURISMO E I VINI DELLA SARDEGNA

Sebbene quest'isola conservi un patrimonio storico artistico di grande rilevo, essa affida tutto il suo fascino soprattutto alle atmosfere incantate che offre. La costa così varia e particolare nei colori e nella luce, fa eco ad un entroterra spesso aspro e poco accogliente eppure terribilmente affascinante.

Per i vini, nella zona di Cagliari, potrete degustare il Barbera Sardo, un buon vino da pasto rosso intenso, il Canonau, il Malvasia, un buon vino bianco ad alta gradazione alcolica, il Nasco, anch'esso bianco ma con un retrogusto di mandorla amara, il Sardus Pater, dal colore rosso tenue e adatto al dessert.
La zona nord dell’isola è la terra del famoso Vermentino di Gallura, vino DOCG prodotto nelle province di Olbia-Tempio e Sassari.
 

L'AGRITURISMO E I SAPORI DELLA SARDEGNA

L’isolamento della Sardegna al centro del Mediterraneo, la sua condizione di meta di dominazioni successive e la prevalenza del territorio montuoso sono condizioni che si rispecchiano fedelmente nei caratteri della cucina sarda, strettamente legata alla vita dei pastori, non solo per il tipo delle carni, ma anche per la prevalenza delle cotture allo spiedo o alla brace e per la scelta di cibi di lunga conservazione e di facile trasporto, a partire dalla famosa “carta da musica”, il pane carasau. Senza però dimenticare la pescosità dello splendido mare sardo, che consente di assaporare un pesce freschissimo ed estremamente gustoso, specie se si ha la fortuna di assaggiarlo così come viene cotto dai pescatori. Tutti questi caratteri li ritroverete se avrete la fortuna di sostare presso un tipico agriturismo sardo!

LE SPECIALITA'. Dal mare proviene una delle più note specialità sarde, la bottarga di muggine, che si ottiene salando le ovaie delle femmine del muggine o cefalo, pressandole fra tavolette, cosicché prendono una forma quadrangolare, e terminando l’essiccazione in un ambiente asciutto. La bottarga viene infine spalmata di cera d’api, per favorirne la conservazione. Viene consumata a fettine come antipasto, o grattugiata per farne un condimento, con pochi altri semplici ingredienti, di pasta o riso. Può essere considerato sia un antipasto che un primo piatto il pane frattau, che utilizza la “carta da musica”, immergendola per qualche istante nell’acqua bollente, alternandola con sugo di pomodoro al basilico e pecorino grattugiato e sovrapponendovi un uovo in camicia.

I PRIMI. Fra i primi piatti, forse il più tipico è costituito dai malloreddus, termine che nella lingua sarda significa “vitellini”. Sono gnocchetti di semola lavorata semplicemente con acqua e un pizzico di zafferano, conditi con un sugo di pomodoro a base di salsiccia del Campidano o di carne tritata di vitello e di maiale e pecorino grattugiato. Ancora l’associazione di semola e zafferano nella fregula, sorta di pastina da cuocere in brodo, realizzata riducendo abilmente l’impasto in minuscole palline, simili a grani di pepe, mentre con i culingiones troviamo una originale pasta ripiena con una purea di patate, pecorino fresco e in salamoia, menta. Più usuale il ripieno degli angiulottos, che anche nel nome ricordano gli agnolotti del continente, a base di carne macinata oppure di pecorino fresco o ricotta e uova, per lo più conditi in bianco, con burro e pecorino grattugiato. Con le squisite aragoste della costa sarda si prepara il condimento degli spaghetti all’aragosta, con olio, aglio, cipolla, pomodoro, aromatizzati con prezzemolo e alloro.

I SECONDI DI PESCE. L’aragosta viene pescata lungo la costa occidentale, nella zona di Alghero, e viene cucinata in modo estremamente semplice, arrostita con olio, sale, limone e prezzemolo o lessata e condita con una salsina a base di olio, sale, limone o aceto ed il liquido giallo scuro che si raccoglie all’interno del crostaceo. Più complessa è la preparazione della burrida, una pietanza composta da gattuccio di mare tagliato a pezzi, lessato e successivamente ricoperto da una salsa a base di olio,aglio, il fegato del gattuccio lessato, noci tritate, aceto, e lasciato marinare per almeno una giornata. Uno stufato o, meglio, una zuppa di pesce molto semplice e gustosa è la burrida, a base di seppie e pesce azzurro di varie specie.

I SECONDI DI CARNE. Fra i piatti a base di carne, è celebre il porchetto allo spiedo, un maialino da latte cotto intero allo spiedo su di un fuoco di legna aromatica, avvolto in foglie di mirto dopo la cottura. Con lo stesso procedimento vengono cotti agnelli e capretti, mentre con il manzo si preparano le coiettas, involtini farciti con un battuto di aglio, lardo e prezzemolo, insaporiti con olio e vino e portati a fine cottura con un po’ di brodo.

I DOLCI. Fra i dolci isolani, le sebadas o seadas sono frittelle tonde, caratterizzate dal singolare accostamento di farina, formaggio, zucchero, miele, succo di arancia e di limone. Di forma rotonda anche le pardulas, dolcetti riempiti con un impasto a base di ricotta, zucchero, uova, zafferano, buccia d’arancia grattugiata. Torna in fin di pasto anche la carta da musica, ridotta a pezzetti e unita ad un impasto di farina di grano duro, uova, latte, diviso in piccoli gnocchi che vengono fritti in olio bollente e cosparsi di miele: le frittelle di pane carasau.

Agriturismo Ferragosto
Iter Edizioni

MAPPA SARDEGNA

 

GUIDA AGRITURISMI IN SARDEGNA