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AGRITURISMO NEL PIEMONTE
Il Piemonte è terra complessa e ricca di sfaccettature, capace di sorprendere non solo con le sue bellezze artistiche e naturali, ma anche attraverso le sue tradizioni e le sue originali manifestazioni. Il territorio del Piemonte si divide quasi equamente tra montagna, collina e pianura: dalle Alpi alle dolci colline delle Langhe e del Monferrato, dai paesaggi fluviali alle risaie, fino alla grande città – Torino – prima capitale politica d’Italia e sicuramente capitale del Liberty e dell’industria automobilistica.
Il Piemonte è una delle regioni italiane in cui l'agriturismo è più diffuso poichè è terra di grandi vini e di grande tradizione culinaria, fatta di ingredienti genuini, su cui spiccano specialità uniche, come i formaggi e il tartufo, che da anni arricchiscono le tavole più prestigiose del mondo.
L’ampiezza e la varietà del territorio regionale permette al turista di scegliere tra tante proposte diverse: escursioni nei parchi naturali, visite alla scoperta di arte e storia, sport per tutti i gusti, relax e buona tavola.
Fra le varie possibilità di visita offerte da questa regione vi proponiamo due scelte assai diverse tra loro. Se volete immergervi nella storia del nostro paese, dedicate un intero fine settimana alla visita del capoluogo. Torino vi parlerà della casa Savoia anche senza che voi lo desideriate. E a proposito di musei, di cui la città è ricca, non lasciate Torino senza dedicare tutto il tempo necessario alla visita del Museo Egizio: sarà un'esperienza indimenticabile fra reperti unici di una civiltà dal fascino indiscusso.
Se invece non sapete rinunciare alle emozioni di un paesaggio da fiaba e siete in grado di godere anche solo della vista dei colori della natura, le Langhe, con le loro colline dai morbidi profili, fanno al caso vostro. Qui, nella quiete ancora intatta di noccioleti e vigneti, tra una miriade di chiese, castelli e abbazie potrete rilassare il corpo e la mente, così come fecero tanti uomini illustri.
L'AGRITURISMO IN PIEMONTE E LE CASE RURALI PIEMONTESI
Gli agriturismi piemontesi risentono delle diverse architetture che nel tempo si sono sviluppate nelle diverse zone per adattarsi alla morfologia del territorio e al clima. Nella grande pianura padana a nord del Po il modello di casa rurale più diffuso è la dimora a corte, sorta a partire dai secoli XVI e XVII, in concomitanza con lo sviluppo di un'economia agricola razionale e basata su colture intensive. E' costruita da un complesso rurale intorno ad un cortile e nasce come azienda di grandi dimensioni, in cui vivono e lavorano più famiglie, composta da più edifici quali l'abitazione padronale, le case dei salariati, i magazzini, i fienili, le stalle, i porcili, i pollai. Al centro, la grande aia a cui si accede da un portale. Altrove, nella pianura compresa tra le Alpi, il Monferrato e il Torinese, la tipologia dominante è il piccolo cascinale di proprietà, disposto su due piani, con il granaio sottotetto e davanti alla casa l'aia con il forno, il pozzo e le tettoie. Nell'arco alpino, infine, l'insediamento più diffuso è la casa che si sviluppa in altezza (2 o 3 piani) quasi esclusivamente in pietra.
L'AGRITURISMO E LA FESTA DA NON PERDERE
La Baìo di Sampéyre: vittoria sulla cattiva stagione e sugli invasori (CN)
Nella Val Varaita, Piemonte occidentale, fra l’Epifania e il martedì grasso si svolge un ciclo di manifestazioni che raccoglie una doppia memoria: da un lato la celebrazione della vittoria sull’invasore saraceno, dall’altro le feste carnevalesche, vittoria della rinascita della bella stagione. Questa sovrapposizione fra le feste di vittoria guerresca e i riti carnevaleschi è una costante di gran parte dei carnevali piemontesi.
LA CELEBRAZIONE DELLA VITTORIA. Secondo la leggenda, mille anni fa i valligiani si ribellarono vittoriosamente ai soprusi degli invasori giunti dalle coste liguri e si riversarono in festa lungo le contrade. Questo evento fu poi sempre celebrato col nome di Baìo, il nucleo abitato più popoloso della valle. Così le sfilate in costume (che le donne di Sampeyre rinnovano nei cinque anni di intervallo tra una festa e l'altra) mostrano - fra gli altri - ufficiali, soldati, cavalieri e tamburini; sarazine, che coi loro fazzoletti bianchi segnalano gli accampamenti saraceni; signurine, ragazzini in abiti femminili che festeggiano la vittoria; sunadur, che con violini e fisarmoniche accompagnano il corteo con marcette militari; greci, con i loro costumi coloratissimi tradizionali; moru, prigionieri dei saraceni liberati dai valligiani. Su tutti dominano gli abà, organizzatori e direttori dei festeggiamenti. Ma una figura emblematica ci riporta in territorio più propriamente carnevalesco: Arlechin che, vestito di stracci e armato di uno scoiattolo imbalsamato, spaventa i passanti e li costringe a indietreggiare.
IL PROCESSO DI CARNEVALE. A Sampéyre si svolge anche il tipico processo carnascialesco. In questo caso il protagonista è il tezuriè, il tesoriere scappato con la cassa, catturato dalla folla e condannato a morte. Prima dell’esecuzione il tezurié detta il suo “testamento”, riccamente condito da allusioni maliziose a fatti e vizi quotidiani della comunità e accuse di scandali e abusi, in chiave scherzosa ma non del tutto innocua, ai notabili della città. Il processo svolge, come in molte altre comunità, la funzione di esame di coscienza collettivo e la condanna simbolica conclusiva assume il significato di un rito purificatorio per affrontare il nuovo ciclo annuale liberi da vizi e peccati.
L'AGRITURISMO E I VINI DEL PIEMONTE
Con i suoi 49 vini Doc, il Piemonte è la regione vinicola più interessante d'Italia. Due sono le grandi zone di produzione: il settore sud-orientale, che va dalle Langhe al Monferrato, e l’arco prealpino, dal cuneese alle province di Torino, Biella, Novara e Vercelli. Quest'eccellenza enologica può essere toccata con mano nelle centinaia di agriturismi sparsi nelle zone del Piemonte.
Nel Monferrato e nelle Langhe, dove l’altitudine varia fra i 250 e i 650 metri, vengono prodotti alcuni tra i più celebri vini italiani, i DOCG Asti, Barolo, Barbaresco, Brachetto d’Acqui, oltre ai DOC Nebbiolo d'Alba, Barbera, Freisa, Dolcetto, Grignolino e tanti altri. Nell'altra grande zona di produzione, che gode di un clima caratterizzato da basse temperature, rilevanti escursioni termiche e una luminosità eccellente, la viticultura vanta risultati prestigiosi tra cui, solo per fare qualche nome, i DOCG Gattinara e Ghemme ed altri DOC come il Caluso, il Carema, il Valsusa.
Su tutto il territorio la degustazione del vino è affidata ad un originale sistema di Enoteche regionali e Botteghe del Vino.
L'AGRITURISMO E I SAPORI DEL PIEMONTE
La grande regione “ai pie’ del monte” presenta la grande varietà di paesaggi che caratterizza la maggior parte delle regioni italiane (escluso il mare). Tale diversità si rispecchia nella piacevole gamma dei sapori di questa regione, condizionata solo dalle produzioni tipiche delle campagne, come testimonia il lavoro dei numerosi agriturismi e aziende agricole.
I CLASSICI. La ben nota bagna caoda è una salsa ottenuta con olio e burro, aglio, acciughe, scaldati insieme, mescolati in modo da ottenere una salsa cremosa, mantenuta in caldo su di un fornelletto posto al centro della tavola. I commensali vi intingono le verdure prodotte nelle vallate piemontesi (cardi, peperoni, verze, cavolfiori, cuori di carciofo e di sedano), per lo più crude, o lessate secondo l’usanza di Pinerolo. Cuore eno-gastronomico piemontese è certamente la zona delle Langhe, con i suoi vini di fama mondiale e il profumato tartufo d’Alba, che impreziosisce numerosi piatti, a cominciare dalle semplici uova.
I PRIMI PIATTI. E come dimenticare il risotto al Barolo o la paniscia di Novara, che insaporiscono il riso, vero e proprio elemento di identità delle genti della Valle Padana, rispettivamente con il più celebre fra i vini delle Langhe o con il più popolare Barbera?
Dal riso alle paste ripiene: ecco i minuscoli, deliziosi agnolotti al plin, termine dialettale che sta ad indicare il pizzicotto fra pollice ed indice che sigilla queste prelibatezze, non più grandi di un ditale, da gustare condite semplicemente con burro e salvia. I tajarin (tagliatelle all’uovo di sfoglia sottile) chiudono questa ricognizione a volo d’uccello fra alcuni dei più convincenti primi piatti piemontesi, offrendoci un ventaglio amplissimo di proposte per i condimenti (sugo di lepre, di fegatini, di funghi, ragù di coniglio, di salsiccia, pomodoro e basilico, per finire con il profumato tartufo).
I SECONDI. Ancora vino pregiato per insaporire i secondi di carne, dal brasato di manzo al Barolo, (una bottiglia per un chilogrammo e mezzo di costa di manzo) al coniglio al vino rosso (per lo più Fresia), profumati di erbe. Ci propone un tuffo nella storia il pollo alla Marengo, che il cuoco di Napoleone avrebbe improvvisato nel corso della celebre battaglia combattuta il 14 giugno 1800, friggendo in olio d’oliva, con vino bianco e prezzemolo, dei polli fatti a pezzi, disinvoltamente requisiti a qualche contadino locale. Oggi la ricetta è più complicata, e comprende addirittura gamberi di fiume, funghi, pomodori, uova; tuttavia conserva un interesse storico notevole, come testimonianza di un eccezionale evento bellico svoltosi nelle campagne piemontesi.
I DOLCI. Infine i dessert, nei quali la vicinanza con la Francia esercita un notevole influsso; oltre ai ben noti savoiardi, leggerissimi biscotti che si ritiene siano stati inventati da un pasticciere di casa Savoia a metà del XIV secolo, va ricordato il Bonèt o Bun^et, un budino realizzato sbriciolando savoiardi e amaretti, incorporandoli nel latte insieme a zucchero, uova, cacao, rum, marsala, e cuocendo il tutto a bagnomaria.
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