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AGRITURISMO NEL MOLISE

Zona tradizionalmente di pastori e contadini, il Molise finora non ha espresso pienamente le sue potenzialità turistiche e rimane ancora una regione un po’ nascosta e poco conosciuta. In realtà, il Molise può offrire molto al turista che cerca tracce dello stile di vita passato: acque limpide del mare, natura incontaminata e storia millenaria.

Per chi desidera una vacanza lontana dai consueti circuiti e non ha paura di sperimentare, l'agriturismo in Molise può trasformarsi in uno scrigno tutto da scoprire e in un rifugio di tranquillità. Uno dei motivi di fascino risiede nella ricchezza delle genuine tradizioni montanare e pastorali, nelle molte aree boschive ben conservate, nell’accoglienza dal sapore familiare e rustico.

Visitare il Molise è soprattutto l'incontro con questa cultura contadina che nella zona è caratteristica evidente e predominante. Nella valle del Trigno e del Volturno vi consigliamo di vedere Pescolanciano, con il Castello d'Alessandro, Pietrabbondante, caratteristica località arroccata a 1027 m. di altezza, Agnone, nota per le sue storiche fabbriche di campane e Capracotta, uno dei paesi situati a più alta quota di tutto l'Appennino. Nel Matese, e cioè in provincia di Campobasso, visitate Campitello Matese, attrezzato centro di sport invernale e Bojano, la patria delle mozzarelle. Se scendete verso sud spingetevi fino a Termoli dove sono senz'altro da vedere il castello del XII sec. e la cattedrale di San Basso, sempre delle stesso periodo.

L'AGRITURISMO IN MOLISE E I PRODOTTI TIPICI MOLISANI

I prodotti agroalimentari tipici non sfuggono al destino che ancora contraddistingue il Molise: la scarsa fama e l'insufficiente conoscenza al di fuori dei confini locali.  La stessa produzione è, per lo più, artigianale e pertanto le aziende agrituristiche sono il luogo ideale per poterla gustare ed acquistare. Si può cominciare dai salumi e forse dal più noto:  la "ventricina di Montenero Bisaccia", ricavata dalla parte più pregiata, tagliata in grossi pezzi, del maiale allevato rigorosamente con prodotti del bosco, ghiande, castagne e tuberi. Tra i formaggi, invece, della tradizione locale, che stanno acquisendo finalmente una fama anche più estesa, trionfano soprattutto le mozzarelle di bufala e le scamorze.

L'AGRITURISMO IN MOLISE E LA FESTA DA NON PERDERE

La festa di Santa Cristina, patrona di Sepino (CB)

Santa Cristina ha un destino singolare nella celebrazione del proprio culto. Nata e vissuta a Bolsena, la martire cristiana vide le proprie reliquie trafugate nell’anno 1098 da due pellegrini in viaggio verso la Terrasanta.
Lungo il loro cammino verso il sud, i pellegrini sostarono nella cittadina molisana di Sepino, recando con sé il venerabile fardello. Al momento di riprendere il viaggio, però, si verificarono prodigiosi eventi che ripetutamente impedirono la partenza. Fin quando i pellegrini non compresero che l’ostacolo era nelle reliquie: occorreva lasciarle in dono al popolo di Sepino, seguendo i segni della volontà divina.
Da allora il culto della Santa si è profondamente radicato nella città.

IL RITO DEL 9 E 10 GENNAIO. La festa liturgica cade il 24 di luglio, data celebrata a Sepino con una solenne processione. Ma il popolo di Sepino volle affermare una propria specificità nel manifestare la devozione alla martire giuntagli per dono divino. Nacque così un rito locale, celebrato nei giorni del 9 e 10 di gennaio. Le modalità di questa celebrazione stanno chiaramente ad indicare la sovrapposizione del culto cristiano ad uno pagano.
La sera del 9 si svolge una cerimonia di offerta alla Santa di sapore arcaico, assimilabile al culto dedicato ad una dea madre: un corteo, guidato dalle autorità e da un gruppo di bambine dette “verginelle”, reca una vassoio d’argento con doni di oro, incenso e mirra. Come la tradizione dei Re Magi, anche questa si innesta in una pratica precristiana, diffusa e testimoniata nell’antichità: l’oro, l’incenso e la mirra erano per il mondo antico simboli spirituali molto diffusi. L’oro rappresentava il sole e quindi il divino; l’incenso - che leva il suo fumo verso l’alto - era simbolo della meditazione, della preghiera, del legame fra terra e cielo, fra visibile e invisibile; la mirra indicava la saggezza taumaturgica, la capacità di liberare dai mali e dai demoni, la forza di purificazione.

L'AGRITURISMO E I VINI DEL MOLISE

Questa piccola regione, forse troppo a lungo dimenticata dalla cultura nazionale, conserva una civiltà contadina fortemente determinante anche ai nostri giorni. La produzione di vino è pertanto molto diffusa anche se i meccanismi commerciali a cui con difficoltà il Molise si va adeguando determinano una produzione apprezzata solo a livello locale. Ecco perchè l'acquisto diretto in agriturismo e in azienda agricola è il modo migliore per assaggiare il vino molisano.

Nelle due province di Campobasso e Isernia si trova infatti tutta una serie di vini prodotti in modo individuale da piccoli viticoltori che spesso offrono qualche valida caratteristica. A Campobasso si produce il Montepulciano di Campobasso, vino rosso intenso che, a seconda delle annate, può essere anche frizzante.
 

L'AGRITURISMO E I SAPORI DEL MOLISE

Distaccato dall’Abruzzo solo nel 1963, il Molise presenta naturalmente numerosi caratteri affini a quelli della regione-sorella, pur con significative distinzioni. Oggi, proprio la sua situazione appartata ha garantito al Molise la salvaguardia di risorse ambientali di grande pregio, che possono dare spazio ad un turismo di qualità, amante della natura incontaminata, delle antiche tradizioni e, non ultima, della buona cucina, che nasce dai prodotti del territorio e che si può gustare quasi inalterata negli agriturismi della campagna molisana.

GLI ANTIPASTI. La ricotta di pecora e il provolone piccante, insieme a prosciutto, uova, prezzemolo, costituiscono gli ingredienti del ripieno dei caggiuni (calcioni) molisani, una specie di piccoli calzoni fritti dorati, che possono essere serviti come antipasti, così come lo scapece di “licette”, alici fritte dorate marinate in aceto e zafferano. Ancora ricotta nelle pallotte in brodo, amalgamata con uova, pecorino, prezzemolo; con questo impasto si formano palline che vengono fritte dorate, sistemate in una zuppiera con dadini di pane tostato e ricoperte di brodo bollente.

I PRIMI. I cavatielli ‘ncatenati sono una pasta fresca con acqua e farina di grano duro, ridotta in cilindretti di circa 2 centimetri incavati al centro, amalgamati (“’ncatenati”) con un condimento di uova e pancetta. E’ evidente l’ispirazione pugliese dei fusilli alla molisana, preparati a mano con farina di grano duro e conditi con un sugo di carni miste (agnello, vitella, salsiccia) e pecorino grattugiato; lo stesso condimento insaporisce le tacconcelle, rombi di pasta sfoglia di farina e uova.

I SECONDI. Fra i piatti di mezzo a base di pesce, l’aggiunta di peperone caratterizza la spigola alla pitarillara, tagliata in trance e cotta con olio, pomodoro, aglio, prezzemolo e basilico, mentre il baccalà 'mbriache', come appare evidente dal nome della ricetta, è cotto al forno con abbondante vino bianco secco, olio, alloro e cipolla. Altrettanto semplici i piatti a base di carne, come la capra alla molisana, marinata nel vino con salvia, alloro e rosmarino, cotta in olio, cipolla e pomodoro. Un tipico piatto dei pastori è la pezzata, carne di pecora tagliata a pezzi e bollita con sedano, cipolla, peperoncino e pomodoro a pezzi.

I DOLCI. Eccoci, infine, ai dolci: analoghe alle ferratelle abruzzesi sono le cancelle, cialde dorate e croccanti profumate all’anice, mentre i caggiunitti sono delle ciambelle ripiene con un impasto di castagne, cioccolato, mandorle tritate e canditi, fritte con olio e strutto. Come l’Abruzzo, infine, anche il Molise ha una pregevole produzione di confetti, che ha il suo centro principale in Agnone.

Agriturismo Pasqua
Iter Edizioni

Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

 

SENTIERI NEI PARCHI DEL LAZIO