Guida agli agriturismi di Italia
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AGRITURISMO NELLE MARCHE

Le Marche sono una delle regioni italiane che hanno avuto negli ultimi anni una forte evoluzione nel settore dell'agriturismo e dell’accoglienza turistica in generale, sia riguardo alla qualità dell’offerta, sia per il numero di presenze. I turisti italiani e stranieri hanno infatti scoperto in pieno tutte le attrattive di questo territorio: dalla costa ai borghi collinari, dai luoghi dello spirito agli appuntamenti di arte, musica e cultura, dal ricco patrimonio naturalistico alle specialità della tavola.

In questo scenario, l'agriturismo in particolare è stato protagonista di una significativa crescita e oggi il visitatore può trovare ospitalità nei poderi sparsi sul territorio, nelle vecchie case padronali legate al mondo della mezzadria e in vere e proprie aziende agricole, pienamente funzionanti.

L'AGRITURISMO E LA SINFONIA DI SAPORI MARCHIGIANI

La coltura della vite vanta nelle Marche origini antichissime, di certo già fiorenti in epoca preromana. La produzione di vini picena fu apprezzata durante tutta la Romanità e continuò ad esserlo nel Medioevo e nel Rinascimento, fino ai giorni nostri con vini quali il Trebbianello, il Vernaccia, il Verdicchio.  Passando alla tavola, è da citare il pecorino dei Monti Sibillini, ottenuto dalle alchimie delle donne "casare" del Monte Vettore. Sono loro, infatti, a custodire il segreto degli ingredienti che si mescolano al latte di pecora: caglio dello stomaco di agnello, maggiorana, basilico, germogli di rovo, chiodi di garofano, noce moscata, rosso d'uovo, miele. Un altro formaggio pregiato è l'Ambra di Talamello, prodotto con il latte di pecora, capra o misto, che deve il suo particolare sapore al fatto di essere un formaggio di "fossa", cioè viene fatto stagionare da settembre a novembre dentro sacchi di iuta, in buche scavate nel tufo, foderate di paglia e chiuse da coperchi di legno sigillati con il gesso. Infine, caratteristico delle Marche è il saporito ciauscolo, il salsicciotto di maiale ad impasto finissimo e tenero, condito con aglio e pepe.

L'AGRITURISMO E LA FESTA DA NON PERDERE

La giostra della Quintana ad Ascoli

Scoprire l'agriturismo nelle Marche significa scoprire le peculiarità di un territorio e della sua storia. Tra le manifestazioni storiche e profondamente radicate c'è la giostra della Quintana, che è il culmine della festa in onore di Sant’Emidio, patrono di Ascoli Piceno. In onore del Patrono per tutto il Medioevo il 5 di agosto, sua giornata liturgica, si svolgevano una processione ed un torneo cavalleresco, con varie prove di destrezza, fra cui quella dell’anello: i cavalieri in corsa dovevano infilzare con la lancia un anello d’argento.

LA FESTA IERI E OGGI. Il 5 di luglio, però, festa di Sant’Emidio, si svolgeva la festa più appassionante: la giostra della Quintana, che prendeva il nome dalla via quintana, quella destinata ai giochi nell’accampamento romano. Si svolgeva nel centro storico, in piazza Arringo, dove veniva posto un pupazzo di legno girevole - chiamato anch’esso Quintana - recante un bastone nella mano destra ed uno scudo nella sinistra. La prova consisteva nel lanciarsi a cavallo verso il fantoccio, colpirne lo scudo al centro riuscendo però ad evitare il colpo di bastone che la Quintana, girando su se stessa per l'urto, poteva assestare al cavaliere.
A partire dal ‘500 le varie fasi della giostra cominciarono a sparire ad una ad una, fino all’estinzione. Ma un gruppo di cittadini reagì e nel 1955 ripristinò la Quintana, che tuttora si tiene nella prima domenica di agosto.
L’attuale Quintana ha perso il proprio scenario: non si svolge più negli antichi quartieri medievali, ma in un campo sportivo fuori città. Tuttavia è grande la suggestione dell’imponente corteo storico che vi confluisce, con oltre 1200 figuranti in costume del '400, e lo spettacolo dei giochi, in cui squadre di cavalieri si lanciano contro il pupazzo dalle sembianze di un saraceno, continua a catturare l‘attenzione degli spettatori.
Sul fronte religioso, il 5 di agosto si celebra una messa solenne in onore di Sant’Emidio e sul sagrato del Duomo si vendono rametti di basilico con cui adornare gli abiti: la tradizione vuole che, quando intorno all’anno mille venne riscoperta la sepoltura del martire, si trovò che sopra vi cresceva del basilico, divenuto da allora pianta sacra al Patrono.

L'AGRITURISMO E I VINI DELLE MARCHE

Dal punto di vista enologico le Marche, così come avviene per altri settori d'interesse, si presentano al visitatore con una fisionomia frastagliata e assai differenziata da zona a zona. La produzione di vino vanta, infatti, molte varietà che vanno da quelle più conosciute, che sicuramente avranno trovato posto sulle vostre tavole, a tutta una serie di vini prodotti da fattorie e cantine locali, i quali, anche se meno noti commercialmente parlando, meritano tutta l'attenzione e il rispetto da parte di un visitatore attento, cosa di cui ci si potrà rendere conto degustando le produzioni locali degli agriturismi marchigiani.

Se da Ascoli Piceno,dopo avere visitato almeno la sua incantevole Piazza del Popolo, vi spostate sulla costa e salite poi in direzione nord fino a Senigallia, potrete ammirare, oltre al tranquillo mare delle Marche, gli estesi vigneti che dalla costa penetrano nell'entroterra e che danno vita al famoso Rosso Piceno. Si tratta di un magnifico vino rosso, secco e piacevole che invecchia molto bene. Lungo la costa, ma anche e soprattutto spostandovi qua e là nell'entroterra, potrete trovare numerose cantine di piccole dimensioni presso cui gustare questo magnifico vino dal sapore morbido e vellutato. Sarà anche l'occasione per ammirare centri di elevato interesse storico-culturale come Fermo, con la sua salottiera Piazza del Popolo, Ripatransone, Grottammare, Cupramarittima e tanti altri anche nel maceratese.
Ancora in provincia di Ascoli Piceno, in una ristretta zona compresa tra Offida, Castorano e Acquaviva Picena, si produce il Rosso Piceno Superiore, di gradazione alcolica più elevata e dal colore meno forte.
Il tranquillo paesaggio godibile lungo la litoranea che da San Benedetto del Tronto porta ad Ancona è piacevolmente interrotto, in prossimità del capoluogo, dalla visione dello splendido monte Conero che dai suoi 572 m. di altezza va a tuffarsi nelle acque del mare Adriatico, dando vita ad una costa dalle caratteristiche incantevoli. E' in questa zona che si produce, anche se in quantità esigua vista la ristrettezza dei campi, il famoso Rosso Conero, vino superiore da tavola.  Ma forse, il vino simbolo di questa regione è il Verdicchio, un DOC delle due aree dei Colli di Jesi e di Matelica. E' un vico dal colore bianco paglierino, di sapore asciutto, armonico e leggermente amarognolo, che si ottiene dalle uve dell'omonimo vitigno.

L'AGRITURISMO E I SAPORI DELLE MARCHE

La ricchezza del patrimonio storico e artistico di questa regione, che nel passato è rimasta piuttosto appartata rispetto ai più frequentati filoni del turismo internazionale, l’ha portata negli ultimi tempi in primo piano, come testimonia il boom dell'agriturismo nelle Marche. La cucina di questa “marca” di confine dello Stato della Chiesa, pur presentando interessanti riecheggiamenti di quelle delle regioni limitrofe, è caratterizzata da un deciso richiamo alle antiche usanze locali. Non si può, infine, passare sotto silenzio il nume tutelare della gastronomia delle Marche, Gioacchino Rossini, del quale ancora oggi vengono ripetute e offerte con orgoglio le succulente ricette. Oltre che, naturalmente, le musiche immortali.

L'ANTIPASTO. Costituiscono ormai un antipasto adottato da tutta la cucina nazionale le olive all’ascolana, di una qualità particolarmente tenera e succulenta, prodotte soltanto in una zona ben delimitata, nei dintorni di Ascoli Piceno. Private del nocciolo e farcite con un ripieno a base di carne, vengono impanate e fritte nell’ottimo olio extravergine di oliva marchigiano e servite immediatamente, per gustarne la saporita fragranza.

I PRIMI. Gli gnocchi al sugo di papera, classici gnocchi di patate caratterizzati dalle piccole dimensioni (circa 2 cm), sono appunto conditi con un sugo ottenuto da un’anatra tagliata a piccoli pezzi, insaporita con il classico soffritto di olio, cipolla, sedano, carota, completato con le consuete aggiunte di vino e pomodoro. Su tutto, abbondante parmigiano grattugiato. Non manca, nelle zone appenniniche, la polenta, anzi il polentone, di consistenza molto densa, che appena cotto viene versato su di un canovaccio umido; una volta raffreddato, si taglia a fette e si sistema a strati, conditi con un intingolo di pancetta e salsicce e pecorino grattugiato. Il tutto si passa rapidamente al forno e si serve ben caldo. Ancora un piatto contadino, originariamente creato per utilizzare gli avanzi: le tagliatelle con i fagioli, condite con un sugo nel quale venivano versati i fagioli rimasti da preparazioni precedenti (niente vieta, naturalmente, di approntarli per l’occasione). E’ importante che il legume venga fatto sobbollire a lungo, in modo da disfarsi in parte, dando all’intingolo una consistenza cremosa. Il nome dei vincisgrassi è ritenuto dai più la corruzione dialettale di quello del generale austriaco Windisch Graetz, comandante dell’esercito antinapoleonico che occupò Ancona nel 1799. Si tratta di lasagne condite con un sugo che aggiunge ai classici ingredienti sopra ripetuti rigaglie di pollo e talvolta animelle e cervello.

I SECONDI. Da uno dei maggiori centri costieri viene la proposta del brodetto di pesce di San Benedetto del Tronto, contraddistinto da una cottura in due fasi: con le teste, le lische, le erbe odorose, si prepara il brodo di pesce, al quale vengono aggiunti pomodoro, seppie, calamari. In un’altra pentola si sistemano a strati, debitamente puliti, scorfani, rane pescatrici, muggini, triglie, pesci San Pietro. Vi si versa sopra il fumento di pesce e si completa con vongole e cozze. Si serve con crostini di pane.
I piatti di mezzo sono preparati soprattutto con carni di animali da cortile, a partire dal pollo in potacchio, rigorosamente ruspante, stufato in un intingolo di olio, aglio, cipolla, peperoncino, prezzemolo, rosmarino, vino, pomodoro. Tipici del periodo della mietitura, e dunque di origine contadina, sono l’oca e il coniglio in porchetta, insaporiti con olio, aglio, finocchio selvatico e cotti al forno. L’eco del soggiorno parigino del maggiore compositore delle Marche, infine, è evidente nel filetto alla Rossini, infarinato e brasato in olio e burro, bagnato con marsala e passato in forno su fette di pane e di foie gras, con un tocco finale di scaglie di tartufo.

I DOLCI. Fra i dolci, ecco gli scroccafusi, palline ottenute da un impasto di farina, uova, zucchero, mistrà, buccia grattugiata di limone, che dopo essere scottati in acqua bollente vengono cotti al forno oppure fritti.

Agriturismo Pasqua
Iter Edizioni

A PIEDI NELLE MARCHE

 

A PIEDI IN ABRUZZO