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AGRITURISMO IN LOMBARDIA
Un territorio intensamente urbanizzato e plasmato dall'uomo; una regione che sembra convergere verso la sua grande capitale, Milano: così si presenta ad un primo approccio la Lombardia. Eppure, nonostante questo, la Lombardia è terra di estese produzioni agricole e ricca di agriturismi. Quiesta regione sa mantenere intatta la particolare fisionomia delle sue diverse aree, e proprio la grande diversità di ambienti è una delle sue ricchezze: le cime alpine e prealpine, la grande pianura, solcata da fiumi e da una fitta rete di canali, dove è ancora possibile ritrovare l’antico volto rurale della regione, i grandi laghi, con il loro microclima mite e le splendide ville, le colline, dove si producono i grandi vini lombardi. Per questo, La Lombardia è caratterizzata da un'offerta turistica di eccezionale qualità, fatta non solo di bellezze naturali e ambientali ma anche di città d’arte, enogastronomia, sport e divertimento.
L’offerta agrituristica, in particolare, si caratterizza per una peculiare fisionomia architettonica, che distingue la maggior parte degli agriturismi lombardi: la “cascina”, una costruzione disposta a quadrilatero per delimitare la tipica “corte”, cioè lo spazio attorno a cui ruotavano le attività produttive e la vita sociale delle fattorie.
L'AGRITURISMO E I FORMAGGI DOC LOMBARDI
L'agriturismo è pur sempre un'azienda agricola che si distingue anche per le sue produzioni tipiche fortemente legate al territorio. In Lombardia troviamo, tra gli altri, quattro capolavori del gusto, che hanno ricevuto da tempo il riconoscimento della denominazione di origine: il gorgonzola, il taleggio, il grana padano e il "formai de mut". Formaggi di antica produzione: le prime notizie del grana risalgono a documenti dell'XI secolo, il taleggio è elencato tra i cibi della festa di incoronazione di papa Clemente VI nel 1344, il formai de mut della Val Brembana è il formaggio prodotto da sempre nelle case di alpeggio dai mandriani transumanti di questa valle. Sull'origine del gorgonzola si è sempre favoleggiato: esso sarebbe stato il frutto casuale della distrazione di un casaro, il prodotto finale dell'azione di muffe su una vecchia forma di stracchino. Con il nome di "stracchino di Gorgonzola", già compare in testi del XIII secolo. Attualmente ne esistono sul mercato due tipi: il gorgonzola a due paste, più antico, ricavato dal late di due mungiture, e il gorgonzola a una pasta, ottenuto dal latte di una sola mungitura.
L'AGRITURISMO E LA FESTA DA NON PERDERE
I “Pasquali” di Bormio (SO)
La Lombardia sa stupire il turista che sfida i luoghi comuni e sceglie una vacanza in uno degli agriturismi della regione con un'offerta paesaggistica, enogastronomica e culturale che ha pochi uguali. Prendiamo ad esempio una festa tradizionale che a stento resiste al trascorrere del tempo.
I Pasquali consistono nella benedizione di cinque candidi agnellini che vengono trasportati alla Collegiata, la chiesa arcipretale di Bormio, ornati a gara da ciascuno dei cinque rioni (o riparti), in cui era diviso originariamente il centro valtellinese. Si tratta di una tradizione risalente a quanto pare al Seicento, quando era consuetudine che ciascuno dei cinque riparti portasse nella Collegiata un agnellino vivo da benedire, per donarlo successivamente alle famiglie più povere del contado. Oggi gli agnelli vengono acquistati da ogni rione mediante lasciti o pubblica sottoscrizione. Anch’essi vengono benedetti e successivamente arrostiti al forno e distribuiti gratuitamente.
LA FESTA OGGI. Il giorno di Pasqua, di fronte alla Collegiata dei Santi Gervasio e Protasio si radunano oggi non più cinque, ma venti o più agnellini, accompagnati da altrettanti gruppi folcloristici. Il trasporto degli agnelli alla Collegiata avviene in gerle o su portantine decorate ed è accompagnato dalla sfilata di uomini, donne e bambini in costume tradizionale, detto anche “vestito dei pasquali”: pantaloni scuri sopra i quali vengono calzate le ghette, un tempo usate da contadini e boscaioli per proteggere i piedi dalla neve, camicia bianca con fascia rossa alla vita e mantello nero; in testa un cappello nero a tesa larga arricchito da una fascia rossa più piccola.
L’elaborazione delle decorazioni dei Pasquali avviene lungo tutto l’inverno da parte di gruppi di giovani dei rioni guidati da un capogruppo. L’agnello resta ancora il soggetto preferito, ma spesso vengono rappresentati anche temi attuali rivisitati in chiave pasquale. Una giuria vaglia i lavori in base all’impegno, al significato culturale e a quello religioso, determinando il vincitore dell’edizione. Gelosamente nascosti i Pasquali vengono creati, disegnati, completati e, naturalmente, benedetti. Tutta la fase preparatoria fa parte della festa, di una tensione emotiva che pervade le strade e le piazze del centro alpino e che sfocerà dirompente nel giorno della Resurrezione del Cristo.
L'AGRITURISMO E I VINI DELLA LOMBARDIA
Gli amanti del buon vino troveranno negli agriturismi della Lombardia sia la pace della campagna sia la delizia del palato. Dai grandi rossi della Valtellina agli spumanti della Franciacorta e dell'Oltrepò la Lombardia presenta una realtà estremamente variegata di vini.
Procedendo da nord a sud la prima grande zona produttiva è rappresentata dalla Valtellina. Qui, in provincia di Sondrio, si produce il rosso DOCG Valtellina Superiore con le etichette Inferno, dal lieve fondo di nocciola, e Sassella, un grande vino apprezzato fin dall'antichità. In zona potete visitare Ponte Valtellina, borgo di grande atmosfera dove ritroverete resti della città medievale accanto a palazzi d'epoca rinascimentale e barocca, e Teglio che, con il suo cinquecentesco Palazzo Besta, vi incanterà.
Scendendo verso sud, proprio al centro della regione, si estendono tre zone di produzione vinicola: i colli bergamaschi, la Franciacorta e la provincia di Brescia.
Dopo aver sostato nella splendida Bergamo alta, ammirate Brescia, che, ingiustamente ricordata solo per l'industria siderurgica, vanta invece un centro storico ricco di monumenti, e poi spostatevi sul Garda. Il lago è circondato da centri turistici accoglienti e pieni di calore. Visitate Desenzano, Salò, Sirmione, Riva del Garda e, se volete tuffarvi tra storia e leggenda, non mancate di ammirare le Grotte di Catullo o meglio quello che resta di una grandiosa villa romana che secondo la tradizione fu la dimora del grande poeta. In questa zona potrete degustare gli spumanti DOCG Franciacorta, il Garda classico e il Lugana, uno dei migliori vini della riviera bresciana del Benaco.
Ancora più a sud le due grandi ultime zone di produzione vinicola: l'Oltrepò Pavese e la Bassa Padana. Qui la visita turistica va certamente dedicata alle tre belle città che incontrate: Pavia, Cremona e Mantova. A Pavia inutile raccomandarvi la visita alla grandiosa Certosa, uno dei capisaldi dell'arte italiana fra Medioevo e Rinascimento. Cremona vi incanterà per la sua famosa torre campanaria di 111 metri di altezza: il Torrazzo. A Mantova soffermatevi, tra l'altro, in piazza Sordello dove potrete ammirare il Palazzo Ducale, una sorta di città nella città, e il Duomo. Tra i vini dell’Oltrepò, meritano un cenno particolare le etichette dei rossi Bonarda, Sangue di Giuda, Buttafuoco e del bianco Riesling, classico vino da pesce. Nella Bassa Padana due DOC da tutto pasto, il San Colombano e il Lambrusco Mantovano.
L'AGRITURISMO E I SAPORI DELLA LOMBARDIA
La grande regione al centro della Valle Padana, cuore della vita economica italiana, non fa eccezione rispetto al carattere comune delle nostre regioni, paradossalmente costituito proprio dalla varietà delle versioni della cucina tradizionale. Al solito, diversi elementi concorrono nel determinare questo tratto distintivo: i caratteri fisici nettamente differenziati, dalle Alpi alla zona dei laghi e all’amplissima pianura padana; le vicende storiche, che hanno visto le lunghe contrapposizioni di signori locali, prima del succedersi delle dominazioni straniere; ed infine la stessa nebbia, vero e proprio fattore di isolamento e quindi di diversità fra le singole zone per una notevole parte dell’anno. Negli agriturismi della Lombardia potrete trovare sapori contadini antichi e realtà piccole e deliziose tutte da scoprire.
I PRIMI PIATTI. Il menù ideale inizia con un tipico antipasto, i nervetti in insalata, cartilagini di manzo intenerite da una lunghissima lessatura con carote e sedano, conditi con cipolle finemente affettate, olio, aceto o limone, prezzemolo. Fra i piatti a base di riso c’è solo l’imbarazzo della scelta, a partire dall’ultranoto risotto alla milanese, contraddistinto dal bel colore giallo dello zafferano. Secondo un’affermata leggenda, questo sarebbe stato aggiunto quasi per scherzo ai piatti di riso per la prima volta nel 1574, nel corso di un banchetto nuziale, da parte dell’aiutante di un maestro vetraio della fabbrica del duomo, che aveva l’abitudine di “illuminare” i colori delle vetrate con un pizzico, appunto, di zafferano. Ancora più antiche, addirittura medioevali, sono le origini dei “casonsei”, una pasta del cui ripieno originariamente dolce è conservato un ricordo nella versione bergamasca, che aggiunge alle carni, all’uovo, al formaggio grattugiato una pera spadona a pezzetti. Un’altra pasta ripiena è tipica del pranzo della vigilia di Natale (ma non solo) nel Mantovano: sono i tortelli di zucca, rettangoli di sfoglia riempiti con una farcia a base di zucca, amaretti tritati, mostarda piccante di frutta, uova, parmigiano, noce moscata, conditi classicamente con burro e parmigiano. Una puntata in Valtellina ci consente di aggiungere a questa gamma necessariamente incompleta i tipici pizzoccheri, fettuccine di grano saraceno cotte con patate e verze e condite con burro, salvia e formaggio, ovviamente valtellinese.
I SECONDI. Siamo ai secondi: cominciamo dalla già ricordata cassoeula, popolare piatto unico a base di costine, cotenne e altre parti “umili” del maiale (come piedini, guanciale, sottogola, e quant’altro) e di verze bianche, il tutto condito con carote, sedano e cipolla. Si può accompagnare ad un semplice piatto di riso, a somiglianza dell’ossobuco (che però richiede il classico risotto alla milanese). Un altro classico della cucina lombarda sono infine le costolette alla milanese, che secondo la tradizione più affermata debbono essere tagliate alte qualto l’immancabile osso che sostiene la carne in “banderuola”. Vanno leggermente spianate, immerse prima nell’uovo battuto, poi nel pangrattato e infine fritte nel burro e servite con spicchi di limone. Preparazione apparente semplice, i cui segreti sono gli ingredienti di prima qualità, a partire dalla carne degli ottimi vitelli della Brianza, e il perfetto tempo di cottura.
I CONTORNI. Fra i contorni, va ricordata la mostarda di frutta, che accompagna molti piatti di carne e, nella versione mantovana, a base esclusivamente di mele, costituisce un ingrediente fondamentale dei tortelli di zucca.
I DOLCI. L’efficiente industria lombarda ha diffuso in Italia e nel mondo un tipico dolce natalizio, il panettone, che non ha bisogno di presentazioni; per parte nostra, vi segnaliamo qualche specialità di carattere prettamente regionale, come la busecchina di castagne secche lessate, accompagnate da latte o panna, o la torta sbrisolona mantovana, di farina bianca e gialla, zucchero, burro, strutto, uova e mandorle, aromatizzata con vaniglia e scorza di limone.
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