Guida agli agriturismi di Italia
Agriturismo Montalbino
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AGRITURISMO NEL LAZIO

L'agriturismo nel Lazio è in costante crescita sia nell'offerta, con oltre 600 aziende agrituristiche riconosciute, sia nelle abitudini delle popolazione. Di solito, nel Lazio, quando si parla di turismo, il pensiero corre subito a Roma e alla sua storia millenaria. Raramente, invece, si considera la ricchezza e la varietà di offerta dell’intera regione: dall’ambiente montano della provincia di Rieti alle coste del litorale pontino, dalla campagna romana alla maremma laziale, dalle aree archeologiche etrusche e romane alle abbazie e ai castelli medioevali, il tutto arricchito dalle più prelibate tradizioni enogastronomiche. Attraverso l'agriturismo, è possibile conoscere i prodotti tipici del territorio laziale ma anche le innumerevoli bellezze di questa regione dalle mille sfaccettature.

Un itinerario che spazi nella regione Lazio offrirà al visitatore la possibilità di ammirare, anche attraverso brevi spostamenti, paesaggi e atmosfere diversissimi tra loro, tanto è varia questa regione sia per l’ambiente naturale sia per le diverse testimonianze storico-artistiche.

Per scoprire i sapori, la natura, l’arte e la storia del Lazio, l’ideale è addentrarsi nel territorio e godere a poco a poco dei luoghi, degli usi e tradizioni della gente che li abita e di una natura eterogenea, protetta da un vasto sistema di parchi e riserve.

L'AGRITURISMO NEL LAZIO, I CASALI DELL'AGRO ROMANO E IL PECORINO

La campagna che circonda a nord e a sud la città di Roma, il cosiddetto Agro Romano, è sempre stata vocata alla cerealicoltura e alla pastorizia, caratterizzata da grandi casali connessi al latifondo, spesso adattamenti successivi di antiche fattorie, inglobanti a volte elementi più antichi di fortificazioni medievali o addirittura resti romani. Nel corso del Novecento, in seguito ai processi migratori per le opere di bonifica, si sono spesse aggiunte al casale nuove dimore per i salariati, fino a formare dei veri borghi rurali. Esempi interessanti di casali con torri merlate si possono ammirare lungo la via Flaminia, la Palombarese o nell'are tra Ladispoli e Palidoro. Oggi, molte di queste costruzione rurali sono state trasformate in agriturismi. Rimane comunque sempre importante la presenza dell'allevamento ovino, attività tradizionalmente connessa ai casali romani, a cui si deve la produzione dell'unico formaggio DOC del Lazio, il Pecorino Romano, tutelato con marchio dal 1955. Formaggio di antichissime tradizioni, è prodotto con latte ovino, fatto stagionare per 8-12 mesi, dal sapore deciso e leggermente piccante.

L'AGRITURISMO NEL LAZIO E LA FESTA DA NON PERDERE

La festa di S. Giuseppe ad Itri (LT)

L'agriturismo nel Lazio, spesso, è collegato alla zona della Tuscia o dell'Agro Romano ma negli ultimi anni si sta sviluppando molto anche nel sud pontino. E quindi la festa tradizionale di San Giuseppe può essere un valido motivo per scoprire questa zona del Lazio. San Giuseppe, il Santo protettore dei falegnami, viene celebrato in molti centri del Lazio. Tra questi il piccolo borgo di Itri, dove gli artigiani della categoria ancor oggi usano chiudere la propria bottega nel giorno a lui dedicato, il 19 marzo.
Qui sopravvive un’usanza legata a rituali precristiani: l’accensione di grandi falò. Le origini del rito risalgono al culto di Vesta, le cui sacerdotesse tenevano accesa la fiamma ininterrottamente sino alle calende di marzo, quando, con una solenne cerimonia, si procedeva al suo rinnovamento. I fuochi o faoni diffusi anche in altri paesi non hanno infatti nessun rapporto con la vita di San Giuseppe e trovano motivazione come inserimento sincretistico nella sua festa, che coincide con l’inizio della primavera.

LA FESTA. Nella cittadina di Itri nella notte del 19 marzo è tutto un divampare di fuochi, più grandi nelle vie e piazze principali, più piccoli in stradine e giardinetti. L’accatastamento della legna comincia una ventina di giorni prima con partecipazione collettiva, ed era uso che le famiglie offrissero l’ultima fascina di legna a simboleggiare la fine dell'inverno.
La sera della festa ci si raduna intorno ai falò, degustando pasta e ceci e le tradizionali zeppole, mentre zampognari, suonatori di organetto e di chitarra, intonano canti popolari accompagnati dai presenti. Si prosegue fino all'estinguersi dei fuochi, e, una volta rimaste solo le braci, i ragazzi ci saltano su per spegnerle, gridando “Evviva San Giuseppe con tutte le seppele appriesse”. Qualcuno ancor oggi ripete il gesto antico di conservarne le ceneri dei falò a benedizione della casa e dei campi.
Anche l’uso di distribuire le zeppole, è legata a culti pagani: alla preparazione di focacce per il 17 marzo, giorno in cui i giovani romani prendevano la toga virile, e dedicate a Libero, dio della fecondità e dei raccolti, cui ne veniva offerta una fetta, mentre il resto veniva consumato fra canti e balli; oppure all’uso, di offrire frittelle in onore di Sileno, tutore di Bacco, il cui culto fu poi trasferito al padre putativo di Gesù. Entrambe le interpretazioni mostrano comunque un collegamento ad un rituale di iniziazione legato all’incipiente primavera.

L'AGRITURISMO E I VINI DEL LAZIO

Come affrontare un discorso sull'agriturismo nel Lazio senza parlare della produzioni di vini? Partendo da nord incontrerete la zona che ha il nome storico di Tuscia e fu patria del grande popolo etrusco In questa area potrete degustare ottimi vini DOC, come l’Aleatico di Gradoli, un rosso da dessert da gustare invecchiato, l’Orvieto (questo vino estende la sua denominazione al Lazio settentrionale), il celeberrimo Est! Est!! Est!!! di Montefiascone, secco o abboccato, un bianco ideale per accompagnare pesce di acqua dolce, il Tarquinia e il Cerveteri, due bianchi da tutto pasto, e il Vignanello, bianco, rosato e rosso, quest’ultimo particolarmente adattto ad accompagnare carni rosse e selvaggina.
Spostandovi da Roma verso est, lungo la strada, dalle tante cantine sociali potrete acquistare una buona bottiglia di Zagarolo bianco, un vino asciutto, piacevole e moderatamente alcolico. Visto che vi siete avvicinati alla capitale inoltratevi nel vero regno del vino laziale: i famosi Castelli Romani. Qui potrete degustare vini di media gradazione, con una prevalenza quantitativa del bianco, e ricordare le tante canzonette che a questi vini, e alla lieve ebrezza che regalano, sono state dedicate. Fra i più noti assaggiate: il Frascati (splendido nella versione, oggi rara, del Cannellino), il Marino, il Colli Albani, il Montecompatri, il Velletri. Ancora vini nella zona meridionale della regione. A Frosinone si produce il Torre Ercolana, un vino rosso asciutto, e il Cesanese del Piglio, un vino noto fin dall'epoca medievale, rosso, piacevole e non molto alcolico (raggiunge al massimo gli 11/12 gradi). In provincia di Latina, dove c'è ad attendervi un mare splendido insieme alle rovine del Tempio di Giove a Terracina, assolutamente da visitare, troverete, per ciò che riguarda i vini, il Falernum e il Monte Giove appunto.

L'AGRITURISMO E I SAPORI DEL LAZIO

Un tour gastronomico del Lazio può essere condotto attraverso gli agriturismi delle sue varie zone, anzi l'agriturismo diventa in questo caso lo strumento attraverso cui conoscere e gustare la cucina locale, i vini Doc, le specilaità tipiche locali. Del resto, non è facile essere la regione di Roma, dell’unica città al mondo protagonista ininterrottamente della storia da tremila anni. Eppure, il “rustico” Lazio regge bravamente questo peso, anche nel campo gastronomico; anzi, possiamo dire che in quest’ambito ha dettato in qualche modo le regole alla sua augusta capitale, la cui cucina originaria era basata sui genuini prodotti della campagna romana. Le zone settentrionali (Tuscia, Sabina) come quelle meridionali (Ciociaria, Agro Pontino), risentono naturalmente dell’influsso delle regioni limitrofe, con le quali condividono almeno in parte la natura del territorio e dunque anche i prodotti dell’agricoltura e dell’allevamento. E alcuni piatti tipici, naturalmente.

I PRIMI PIATTI. Si ritiene proveniente dell’Alto Lazio uno dei più noti primi piatti della cucina romana, gli spaghetti o meglio i bucatini all’amatriciana; in realtà, la ricetta originaria di Amatrice, cittadina in provincia di Rieti, differisce da quella romana per l’esclusione del pomodoro dal condimento, basato su guanciale e pecorino. Quasi dimenticati nell’uso quotidiano sono gli gnocchi alla romana, che al consueto impasto di farina e patate sostituiscono un composto di farina o semolino, con uova, formaggio grattugiato, latte. Se ne ricavano dischi alti circa un dito che vengono sistemati in una teglia, conditi con burro e parmigiano e dorati al forno. Fra le minestre, la stracciatella, con uova sbattute, parmigiano, succo e buccia di limone grattugiata, noce moscata, un po’ di farina o semolino, il tutto mescolato e gettato in brodo di carne in modo da “stracciarsi”, costituiva la classica apertura dei pranzi di festa. E’ tipica del viterbese, ricco di castagneti, la zuppa di castagne e ceci, aromatizzata con rosmarino, sedano, aglio, peperoncino e servita con fette di pane raffermo. Diffuse in diverse zone sono le lagne o pezzole con fagioli, maltagliati ottenuti da una sfoglia un tempo solo d'acqua e farina (oggi anche con uova) e cotti con fagioli, cotiche o grasso di prosciutto, aglio, cipolla, rosmarino ed altre erbe selvatiche. Strettamente campestre è anche il carattere della vignarola, squisito piatto primaverile composto da carciofi, piselli, fave, pancetta, in due versioni: brodoso come minestra o asciutto come contorno. E due sono anche le versioni della minestra con i broccoli, quella basata sul classico “battuto” di aglio, cipolla, carota, sedano e lardo e allungata con brodo di carne e quella di magro, con soffritto di olio, aglio, filetti di alici, vino, prezzemolo e pomodoro, al quale viene unito il brodo di “arzilla”, cioè di razza.

I SECONDI. Fra le zuppe di pesce dei centri costieri laziali, quella di Civitavecchia, oltre a presentare i classici ingredienti, è contraddistinta dall’aggiunta di una generosa dose di vino rosso secco; il pesce è caratteristicamente unito ad ortaggi nelle alici con indivia, sistemate a strati, condite con olio e dorate al forno, e nelle ciriole con piselli, piccole anguille cotte in umido, cosparse con prezzemolo. Per la carne, oltre ai saporiti piatti del “quinto quarto” sopra accennati, domina l’abbacchio, cioè l’agnello da latte, tipico prodotto laziale, cucinato in modi diversi, arrosto con rosmarino e patate, innanzitutto, e poi alla cacciatora, in umido con patate, “brodettato”, cioè in fricassea (per quest’ultima versione si preferisce il più delicato capretto). Degni di nota i semplici ma raffinati saltimbocca alla romana, fettine di vitella sulle quali vengono fissate con uno stecchino fettine di prosciutto e foglie di salvia, infarinate o meno, a seconda delle diverse versioni, e cotte nel burro.

I DOLCI. Presenta analogie con tradizionali dolci dell’Italia centro-meridionale la cicerchiata di Rieti: palline composte con un impasto di farina e uova, fritte e successivamente “montate” insieme con miele, canditi, mandorle, confettini, in modo da assumere una forma determinata. Ancora molto diffuse, infine, sono le castagnole, dolci di carnevale dei quali ci sono giunte ricette risalenti al XVII secolo, il cui impasto lievitato, aromatizzato con marsala o liquore, si gonfia con leggerezza nella cottura, al termine della quale le castagnole sono spolverizzate di zucchero o ricoperte con il miele.

Itinerari

ITINERARIO TURISTICO DI ROMA

Chi sceglie di trascorrere una vacanza nella Capitale, sa che gli itinerari possibili a Roma sono potenzialmente infiniti ma dovendo effettuare delle scelte, non si può che partire dal simbolo universalmente conosciuto della città: il Colosseo. Costruito in otto anni dalla dinastia degli imperatori Flavi, il suo vero nome era Anfiteatro Flavio e costituiva il più grande luogo destinato agli spettacoli e ai giochi dell’antichità. Lungo la strada che unisce il Colosseo a Piazza Venezia si ammirano le rovine dei Fori imperiali e del Foro Romano. Qui c’era per gli antichi romani il centro della vita pubblica, dove si concentravano le attività politiche, religiose e commerciali. Scendendo verso Piazza Venezia, spicca il Vittoriano, cioè il monumento a Vittorio Emanuele II. Al centro della maestosa costruzione, è l’Altare della Patria, con la Tomba del Milite Ignoto, dedicata ai caduti di tutte le guerre.

Sul Campidoglio, che un tempo era il luogo consacrato agli dei di Roma, si trova la sede del Sindaco e del Comune di Roma. Sulla piazza omonima, disegnata da Michelangelo, si affacciano i palazzi che ospitano i Musei Capitolini, la più antica raccolta pubblica di opere d’arte del mondo. Sul punto più alto del Campidoglio, alla sommità di una ripida scalinata, sorge la Basilica di Santa Maria in Aracoeli.

L’altro grande simbolo di Roma è la Basilica di San Pietro, il maggior tempio della Cristianità. La piazza è impressionante, per le dimensioni e per l’effetto scenografico del colonnato del Bernini, ma ancor più degna di meraviglia è la chiesa, impreziosita da capolavori artistici incomparabili e sormontata dalla cupola progettata da Michelangelo. San Pietro, come è noto, fa parte della Città del Vaticano, il più piccolo stato indipendente del mondo. Al suo interno, meritano senz’altro una visita i Musei Vaticani e la celebre Cappella Sistina, con i meravigliosi affreschi di Michelangelo.

Dalla basilica di San Pietro, percorrendo Via della Conciliazione, si arriva a Castel Sant'Angelo, che in origine era il mausoleo dell’imperatore Adriano e poi fu trasformato in fortezza, prigione e residenza papale. Al di là del Tevere, si prosegue per piazza Navona. Costruita sullo Stadio di Domiziano, mantiene la planimetria di un'arena, ed è abbellita da tre fontane. Per tradizione, dall'inizio di dicembre fino all'Epifania, la piazza viene occupata da bancarelle di giocattoli e dolciumi. Non lontano, il Pantheon è l’unico monumento architettonico classico rimasto intatto a Roma. Sorto come tempio dedicato a tutti gli dei, ospita le tombe di importanti artisti e dei sovrani d’Italia.

Altro luogo amato dai turisti di tutto il mondo è Fontana di Trevi. Da qui a Piazza di Spagna il percorso è breve: l’elegante scenografia della scalinata che porta alla chiesa di Trinità dei Monti, è meta, in ogni stagione, di romani e turisti di tutto il mondo. Proseguendo ancora, si giunge a Piazza del Popolo, quasi a chiudere un ideale circolo, visto che la piazza si trova proprio all’estremo opposto rispetto a piazza Venezia, da cui è iniziato il giro alla scoperta del centro storico di Roma.

 

La proposta per Pasqua e i weekend di primavera

Roma, oltre ad offrire una scelta pressochè infinita di luoghi da visitare e monumenti da ammirare, è sempre più spesso teatro di eventi artistici e culturali che richiamano appassionati e curiosi da tutta Italia e pure dall’estero.

Un esempio è la mostra dedicata a Caravaggio, in corso alle Scuderie del Quirinale dal 20 febbraio al 13 giugno: un’occasione di cui approfittare magari durante le vacanze di Pasqua o in un weekend di primavera.

La mostra, ideata per celebrare il IV centenario della morte del grande artista e posta sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, nasce su impulso della Soprintendenza Speciale per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico e per il polo museale della città di Roma. 

INFORMAZIONI UTILI

Via XXIV Maggio 16

Tel. 0639967500

Prezzo biglietto intero € 10, ridotto € 7,50

Orari: dal lunedì al giovedì ore 9.30-20.00, venerdì ore 9.30-22.30, sabato ore 9.00-22.30, domenica ore 9.00-20.00

 

Per saperne di più

Per chi vuole conoscere davvero la città e le sue meraviglie senza tempo, “Roma Antica” di M. Antonietta Lozzi Bonaventura (Iter Edizioni, € 12,00): una guida aggiornatissima ed originale che attraverso 10 itinerari, basati su un criterio storico, accompagna il lettore in un viaggio nei secoli indimenticabile.

Leggi la scheda del libro.

 

Per un soggiorno alternativo

Se volete unire le comodità e le bellezze della città con la tranquillità e il relax della campagna, invece del classico hotel potete scegliere uno degli agriturismi dei dintorni di Roma.

Consulta l'elenco degli agriturismi in provincia di Roma.

MONTE GENNARO DA PRATO FAVALE

L’itinerario più frequentato per salire al Monte Gennaro permette di raggiungere senza troppa fatica uno straordinario balcone sulla Campagna Romana e l’Appennino. Caratterizzato da un limitato dislivello, l’itinerario conduce a una delle vette più amate dagli escursionisti romani, e permette di conoscere i diversi ambienti dei Lucretili: i pianori di Prato Favale e del Pratone, la faggeta della Valle Cavalera, i sassosi pendii che precedono la cima. Una breve deviazione permette di toccare anche il pianoro di Campitello.

Da Marcellina (260 m) si esce dal paese in direzione di San Polo dei Cavalieri. Dopo le ultime case e il Centro Visite del Parco, e prima di una grande cava abbandonata, si svolta a sinistra per una strada priva di indicazioni che sale a larghe svolte nel versante meridionale del Monte Morra. Dopo aver toccato uno stazzo si sbuca sulla conca erbosa di Prato Favale, la si costeggia sulla destra e si raggiunge il termine della strada (830 m, 6 km dal paese), dov’è un cartello del Parco.

Si prosegue a piedi sul sentiero a mezza costa, indicato dai segnavia bianco-rossi, che raggiunge una zona rocciosa e poi sale fino al Poggio di Valle Fura (890 m), dal quale la vista spazia fino al massiccio del Velino e dove arriva da destra il sentiero da San Polo dei Cavalieri. Una discesa porta alla Valle Cavalera. Superato un tratto che può essere molto fangoso si raggiunge l’imbocco della valle, dal fondo sassoso, caratterizzata da faggi secolari. Dopo aver superato degli spuntoni calcarei si scende a una conca e a un bivio (920 m). Lasciato a destra il sentiero per Campitello si continua in piano verso sinistra, si percorre una valletta pianeggiante cosparsa di magnifici faggi e si sbuca sul Pratone accanto a un edificio in abbandono (1024 m, 1 ora).

Si riparte sul tratturo che attraversa il Pratone. Dopo qualche centinaio di metri (attenzione ai segnavia!) si piega a destra sul prato e si raggiunge la base dei pendii del Gennaro. Il sentiero s’inoltra in un valloncello tra fitta vegetazione, tocca dei faggi secolari, poi sale a zig zag su terreno ghiaioso costeggiando dei grandi agrifogli. Un’ultima salita verso sinistra porta alla vetta (1271 m, 1 ora), dove sono una piattaforma in muratura e una grossa croce. Il panorama si apre verso la Campagna Romana, Roma e il Tirreno. Verso est e nord, nelle giornate più limpide, appaiono il Gran Sasso, il Terminillo e la Majella. La discesa richiede 1.30 ore.

712a. Variante di Campitello. Il Pratone può essere raggiunto anche dopo aver visitato il pianoro di Campitello con i suoi fontanili. Dal bivio 920 m si continua verso destra sull’itinerario 712 fino a Campitello e al suo fontanile (1025 m). Riattraversato il pianoro, un nuovo tratto a saliscendi nella faggeta porta all’edificio in rovina (1024 m) all’ingresso del Pratone. Occorrono 0.30 ore in più.

Agriturismo Ferragosto
Iter Edizioni

Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

 

A PIEDI NEL LAZIO - EDIZIONE SPECIALE