Guida agli agriturismi di Italia
Agriturismo Montalbino
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AGRITURISMO IN EMILIA-ROMAGNA

Compresa fra il grande corso del Po e le cime dell’Appennino l’Emilia Romagna propone una grande varietà di paesaggi, di tradizioni, di architetture e... di agriturismi!. È terra ospitale per antonomasia, dove l’attenzione per il turista è tradizione ben radicata. Dalle città d’arte al divertimento soprattutto estivo della costa, la regione è una delle mete turistiche più apprezzate. L'agriturismo, dopo un inizio un po’ difficoltoso proprio per l’affermata offerta turistica tradizionale, è oggi in ascesa costante.

Il turista trova davvero tutto ciò che può desiderare: la cultura, lo sport, il divertimento, il relax, la cura del corpo, la natura, la spiritualità e in più un’accoglienza calda unita ai piaceri della buona tavola

Se amate il turismo d’arte questa regione vi offre la possibilità di visitare alcune fra le più importanti città, non solo dell'Italia ma di tutto il mondo. A vostra disposizione Parma, Piacenza, Ferrara, Ravenna, Modena, Bologna, ma anche piacevoli sorprese come il Duomo di Fidenza, con le splendide sculture dell’Antelami, Grazzano Visconti, con il bel castello trecentesco, la Rocca di Vignola, l’abbazia di Nonantola, e tanto altro ancora. Se invece amate la campagna, questa terra fa proprio al caso vostro. Le sue fertili pianure, coltivate con dedizione, vi circonderanno in un caldo abbraccio di ospitalità e pace. Se siete turisti alla ricerca del divertimento più sfrenato la costa è lì che vi aspetta con i suoi alberghi tutto compreso, le discoteche sempre aperte e i parchi giochi più moderni.

L'AGRITURISMO E GLI INSEDIAMENTI RURALI IN EMILIA-ROMAGNA

Come si presenta la struttura agrituristica in Emilia-Romagna? Villaggio e dimora sparsa sono le forme più abitualmente diffuse nella "bassa", dove il sistema mezzadrile si è conservato per secoli. il prototipo più frequente della grande cascina isolata è quello dell'aggregato di dimore a corte a pianta rettangolare, disposte intorno alla grande aia adibita all'essiccazione dei cereali. Non di rado, intorno al complesso, si stende una tozza muraglia con grande porta ad arco per il passaggio dei carri. Nella parte della regione dove, nei secoli passati, si procedette alla formazione della piccola proprietà contadina, si può invece osservare ancora oggi la fitta rete delle dimore più ridotte, in genere formate da abitazione e rustico separati, con tetto non molto spiovente e ampie grondaie. Bem diversa, naturalmente, la tipologia della piccola abitazione di montagna, di dimensioni limitate e con notevoli muri in pietra e aperture piccole.

L'AGRITURISMO IN EMILIA-ROMAGNA E LA FESTA DA NON PERDERE

Il Palio del Niballo di Faenza (RA)

Il Palio del Niballo di Faenza si tiene l’ultima domenica di giugno. Per rintracciare le origini di questa festa bisogna tornare indietro nel tempo sino al 1164. In quell'anno l'imperatore Federico Barbarossa, ospite dei signori di Faenza, volle una "quintana" combattuta con armi rigorosamente di legno in ossequio ai dettami ecclesiastici che proibivano l'uso di armi vere nei tornei. La Quintana divenne da allora una tradizione per Faenza, anzi, nel tempo si aggiunsero a questo altri tornei che venivano disputati in occasione di festività e ricorrenze.
Poi la tradizione per alcuni secoli cessò sino al 1959.

LA FESTA OGGI. La festa inizia la penultima domenica di giugno con una gara tra gli alfieri bandieranti delle cinque contrade di Faenza cui segue, nella piazza del Popolo, il giuramento dei capi dei cinque rioni che disputeranno il Palio la domenica successiva.
Il Palio si apre con un corteo storico che rievoca costumi ed ordinamenti della Signoria dei Manfredi nel quattrocento. Si snoda lungo le vie della città sino allo stadio comunale, luogo in cui avverrà la disputa.
A combatterlo sono cinque cavalieri, uno per ogni rione, che vestono i colori delle rispettive contrade.
La pista è a ferro di cavallo. Al centro c'è il "Niballo", un simulacro a mezzo busto che ha alle estremità delle braccia un dischetto del diametro di otto centimetri.
Due cavalieri per volta partono ad un galoppo sfrenato dagli opposti lati della pista. Chi dei due colpisce il dischetto conquista lo scudo del rivale. Apre la gara il cavaliere vincitore della precedente edizione che, a turno, sfida gli altri contendenti, poi gli altri cavalieri si sfidano tra di loro. Al termine delle venti tornate, vince il cavaliere che ha conquistato il maggior numero di scudi. Al vincitore va il Palio, al secondo classificato una porchetta, al terzo un gallo ed una corona d'aglio. All'ultimo una chiave perché l'ordine di uscita dei figuranti ricalcherà fedelmente la classifica della gara e… l'ultimo chiude la porta.

L'AGRITURISMO E I VINI DELL'EMILIA ROMAGNA

Qualsiasi siano i vostri gusti in Emilia Romagna verrete certamente accontentati, sia che amiate l’arte e la storia, oppure la tranquillità della campagna o al contrario il divertimento più sfrenato. Ma se siete in Emilia per godervi l'abbraccio di tutto il territorio, i suoi riti e le sue tradizioni è la buona tavola quello che ci vuole. E dove andare se non in agriturismo per gustare appieno i valori di questa terra insieme ai suoi sapori? Qui non c'è zona che fa eccezione, ovunque mangerete bene, gusterete cibi sani e potrete finalmente apprezzare il vino per eccellenza prodotto in Emilia Romagna: il Lambrusco.
Il massimo della produzione avviene in provincia di Modena, e precisamente a Sorbara, ma poi ogni zona offre il suo Lambrusco che, a seconda delle tecniche di produzione, può variare sapore e profumo anche in maniera considerevole.
Meno nota, ma particolarmente apprezzata dagli amatori, è la Malvasia di Candia, prodotta in provincia di Parma, un ottimo bianco che insieme ai rossi Barbera e Bonarda, accompagna splendidamente due produzioni alimentari note in tutto il mondo: il prosciutto crudo di Parma e il celeberrimo parmigiano.
L’antico Pignoletto, il vitigno tipico dei colli bolognesi, è stato recentemente riportato in auge grazie a un’attenta politica di recupero e valorizzazione. Si tratta di un bianco asciutto, da tutto pasto, da apprezzare con i saporiti piatti della cucina emiliana. In Romagna domina su tutti il famoso Sangiovese, celebrato anche nelle popolari canzonette dedicate alla regione. Il Sangiovese, che pure varia da zona a zona così come avviene per il Lambrusco, si caratterizza come un vino asciutto e leggermente ruvido che, a seconda delle cantine che lo producono, migliora con l'età.
 

L'AGRITURISMO E I SAPORI DELL'EMILIA-ROMAGNA

Ancora una regione dalla duplice denominazione che, ci segnala, se non fosse già del tutto evidente dalla carta geografica, il passaggio dall’Italia continentale a quella peninsulare, storicamente influenzata da Roma. Di qui i differenti caratteri assunti nel corso dei secoli dalle città di questa vivacissima regione di confine, che insieme ai differenziati caratteri del terreno hanno contribuito anche alla creazione di diverse, caratteristiche versioni dei cibi tradizionali, pur su di una base comune, chiaramente riconoscibile. Come per i vini, anche per le specialità culinarie più tipiche, consigliamo di provare in uno dei tanti agriturismi della regione: lì sapranno restituirvi il vero gusto della cucina tradizionale.

LA PASTA. Gli impasti di ogni genere, dal più semplice e rustico, con acqua, farina e sale (quello, per intenderci, della piadina romagnola) alla sottilissima sfoglia, ricca di uova, delle più elaborate paste ripiene, costituiscono il principale elemento di riconoscimento della cucina dell’Emilia-Romagna. Ed ecco i passatelli, spaghettini composti da pangrattato, abbondnte parmigiano, uova, cotti nel brodo bollente, nel quale vengono fatti cadere dal “ferro”, disco forato sorretto sui bordi della pentola da due manici. E chi non conosce le tagliatelle, che accanto alla versione classica, con farina e uova, presentano innumerevoli variazioni, dalle tagliatelle parmensi con farina di castagne a quelle verdi, con spinaci, di Reggio Emilia? Ed ecco le vere e proprie paste ripiene, dagli anolini in brodo, tradizionale piatto di Parma, riempiti con un composto di pane raffermo (ma non troppo), abbondante parmigiano, sugo di carne, ricavato da uno stracotto tenuto a lentissima ebollizione per lungo tempo. La carne non va mescolata con il ripieno, ma servita a parte. I cappelletti, siano essi emiliani o romagnoli, inseriscono invece la carne nel ripieno, mentre i cappelletti di magro sono riempiti con ricotta, formaggio tenero, parmigiano o grana grattugiato. Il ripieno dei tortellini è caratterizzato dalla presenza di alcuni dei prodotti tipici di origine suina, mortadella di Bologna, lonza, prosciutto crudo, insieme al petto di tacchino e agli altri tipici ingredienti. Le maggiori dimensioni e l’uso di servirli asciutti contraddistinguono i tortelli, diversificati dai ripieni. Abbiamo così i tortelli di zucca, con amaretti e parmigiano, quelli di ricotta e salvia, quelli con ricotta e spinaci alla piacentina.
La rapida parata (ancora una volta, necessariamente incompleta) si conclude con le lasagne verdi di Bologna, ottenute con l’aggiunta di spinaci all’impasto e impreziosite nel condimento (come sempre a base di sugo di carne, parmigiano, besciamella) dalla presenza del tartufo. Il trionfo dell’elaborazione, infine, è dato dai cannelloni ripieni di tortellini, ricca specalità emiliana, nella quale i tortellini sono avvolti, insieme a prosciutto e mozzarella, dai rettangoli di sfoglia che formano i cannelloni, ricoperti di besciamella e parmigiano e infornati.

I SECONDI. Fra i piatti di mezzo, le scaloppine all’aceto balsamico ci consentono di ricordare uno dei più pregiati prodotti DOC emiliani, l’aceto balsamico di Modena, ottenuto da mosto del vino Trebbiano, fatto maturare per anni e addizionato con spezie ed altri ingredienti rigorosamente segreti, fra i quali comunque non possono mancare chiodi di garofano, noce moscata, cannella, liquerizia, coriandolo. Cotechini e zamponi, nella versione industriale, si sono espansi per tutta Italia, specie insieme alle lenticchie di Capodanno; chi voglia recuperare sapori meno consueti, potrà provare il rifreddo, piatto tipico delle province emiliane, realizzato sovrapponendo in uno stampo da plum-cake fette di fesa di vitello, prosciutto cotto, mortadella, il tutto insaporito con pepe e reggiano grattugiato e legato con uovo battuto. Si fa cuocere per due ore a bagnomaria, poi freddare a temperatura ambiente e in frigorifero.
Le anguille di Comacchio sono cucinate in molti modi: in padella, con olio, aglio, vino, salsa di pomodoro; allo spiedo, aromatizzate con alloro; in gratella; in umido alla piacentina, con tutte le erbe aromatiche, vino, noce moscata, sls di pomodoro.

I DOLCI. Fra i dolci, infine, spicca per originalità la torta di taglierini alla modenese, che utilizza l’onnipresente pasta all’uovo collocando i taglierini in uno stampo rivestito di sfoglia, cosparsi di burro fuso e guarniti con mandorle e canditi. Una particolare pasta sfoglia, versione più elaborata di questo inesauribile simbolo gastronomico dell’Emilia-Romagna, è utilizzata per la torta di rose. Queste sono rappresentate da rotelle, ricavate da un “salsicciotto” di pasta alta circa mezzo centimetro, spalmata con un composto spumoso di burro e zucchero e arrotolata.

Agriturismo Pasqua
Iter Edizioni

A PIEDI IN TOSCANA

 

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