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AGRITURISMO IN CALABRIA

Parlare di agriturismo in Calabria potrebbe quasi sembrare una contraddizione tanto la regione è conosciuta soprattutto per le sue coste e per il turismo balneare. La Calabria, in realtà, è una regione prevalentemente montuosa e collinare. Al suo interno spiccano i massicci del Pollino e dell’Aspromonte e l’altopiano della Sila, aree protette da parchi nazionali e regionali.

La ricettività turistica è prevalentemente di tipo classico, soprattutto sulle zone costiere anche se la Calabria sta provando da pochi anni a proporre l’entroterra come meta di itinerari turistici e di conseguenza inizia a farsi strada anche l’offerta di agriturismi e turismo rurale in antiche masserie riadattate e aziende agricole.

L'AGRITURISMO E I PRODOTTI TIPICI CALABRESI

E' un paniere di sapori forti quelli che il turista può sperimentare in Calabria, in special modo se si avventura tra le aziende agrituristiche che offrono vendita diretta. I vini si caricano di profumi particolari e i salumi più diffusi, le soppressate e i capicolli, presentano l'inconfondibile piccante del peperoncino, che qui ha trovato la sua patria d'elezione. La Calabria è, infatti, l'unico posto al mondo dove si può gustare un incredibile liquore digestivo a base di cedro e peperoncino! Due autentici ed esclusivi prodotti tipici calabresi sono il cedro candito e i "panicilli di D'Annunzio". In una fascia territoriale ristretta, che va da Praia a Mare a Bonifati, cresce una varietà unica di cedro, il "cedro Diamante", dalla caratteristica forma a bottiglia e dalla scorza liscia e spessa. Da questo frutto si ricavano essenze, liquori e canditi eccelsi, mentre in passato il suo uso era prevalentemente farmacologico, come antidoto contro il veleno delle serpi. La buccia candita entra, inoltre, a far parte di un dolce tradizionale, i "panicilli di D'Annunzio", dolci involucri di foglie di cedro ricchi di uva passa e canditi, così chiamati perchè Gabriele D'Annunzio, che li amava, li celebrò in un suo romanzo.

L'AGRITURISMO IN CALABRIA E LA FESTA DA NON PERDERE

Il Rito dei Vattienti a Nocera Terinese (CZ)

Una vacanza in Calabria così come una gita domenicale in agriturismo può rivelarsi l'occasione per partecipare a feste tradizionali molto particolari. A Nocera Terinese i riti della settimana santa culminano nel coinvolgente Rito dei Vattienti che si svolge durante il sabato santo.
L'origine dei riti di flagellazione in questo paese è avvolta nel mistero. Documenti storici attestano l'esistenza di compagnie di flagellanti in diversi centri dell'Italia meridionale fin dal XIV-XV secolo. Ma si potrebbe risalire anche al culto del dio Attis, importato a Roma dalla Frigia. Veniva celebrato il 24 marzo con il "giorno del Sangue": il sommo sacerdote si incideva un braccio offrendo il suo sangue al dio, a quel punto gli altri sacerdoti si scatenavano in una danza sfrenata flagellandosi e lacerandosi con coltelli. Il 25 marzo alla mestizia succedeva la gioia per la resurrezione del dio. Le analogie rituali con la Pasqua cristiana sono quindi impressionanti.

LA FESTA OGGI. Il Rito dei Vattienti si svolge durante la processione con la statua della Madonna dell'Addolorata. I Vattienti, con le gambe e le braccia scoperte, si aggirano per le vie del paese, uniti con una cordicella ad un compagno raffigurante l'Ecce homo. Si flagellano in pubblico, colpendosi violentemente con un cardo o addirittura con pezzi di vetro infissi nel sughero, poi cospargono con una rosa intrisa del proprio sangue il costato dell'Ecce homo. Segue un altro compagno, che di tanto in tanto versa del vino sulle ferite, per evitare che si coagulino.
Al cospetto della Madonna, il rito espiatorio giunge al suo culmine: i Vattienti si battono furiosamente e versano il sangue ai piedi di della statua dell'Addolorata, legata ad una triste leggenda. Si narra che la statua fu scolpita da un pecoraio, che si meravigliò di essere stato l'artefice di tanta bellezza. Allora la statua parlò: si davèru mi vidie, chiu pietusa e chiu beddha mi facie, dopodiché il pastore divenne cieco affinché non potesse realizzare una statua altrettanto bella.

Il mare della Calabria ha da sempre attratto l'attenzione del turista più di ogni altra risorsa di questo territorio. Eppure il mare non è tutto in questa che, in tempi molto remoti, fu la culla della cosiddetta Magna Grecia. La Calabria è anche regione di contadini e pastori, come ci si accorgerà girovagando nell'entroterra alla ricerca delle aziende agricole dove trovare i buoni prodotti della terra.

A nord, al confine con Campania e Basilicata, è il selvaggio massiccio del Pollino, che oltre ad offrire innumerevoli sentieri per piacevoli escursioni a piedi, propone tre produzioni DOC di tutto rispetto: il Pollino, un rosso a base di Gaglioppo, intenso e dall’aroma caratteristico, che accompagna perfettamente arrosti e selvaggina, il San Vito di Luzzi, bianco, rosato e rosso, e il Verbicaro: particolarmente apprezzato il rosso con i piatti della saporita cucina calabrese.
Più a sud, con la Sila e la Piccola Sila ci si ritrova in un paesaggio montano a tutti gli effetti, con vette che sfrecciano fin quasi ai 2000 m sul livello del mare. Anche in questa zona del cosentino molte e varie sono le produzioni agricole. Per quel che riguarda il vino potrete trovare il Savuto, un rosso pieno, asciutto che raggiunge il suo massimo gusto dopo circa 7 anni di invecchiamento, e il Lacrima di Castrovillari, con un leggero profumo di noce moscata.
Nella provincia di Catanzaro potrete degustare il Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto, rosso rubino scuro, il Greco rosso, un fine vino da pasto e il Cirò, rosso, rosato o bianco, ottimo vino da pasto che invecchia molto bene e con una elevata gradazione (il rosso Superiore o Riserva raggiunge infatti i 13,5 gradi ed è superbo nell’accompagnare i formaggi piccanti stagionati).
Dirigetevi verso sud e raggiungete la provincia di Reggio Calabria. Qui probabilmente ogni aggettivo è insufficiente per descrivere la bellezza e la varietà del paesaggio. Nel visitare un paesaggio così vario e seducente, la possibilità di assaggiare vini vi sarà data dalle molte aziende agricole presenti soprattutto nelle zone collinari. Troverete il Greco di Bianco, dai riflessi ambrati, ottimo per fine pasto, il Bivongi, bianco, rosato e rosso il Cerasolo di Scilla e il Pellaro, vino rosso di elevata gradazione alcolica.

L'AGRITURISMO E I SAPORI DELLA CALABRIA

Il modo migliore per conoscere i sapori della Calabria rimane quello di testare direttamente e da questo punto di vista i ristori degli agriturismi potrano offrire esempi eccellenti. Costituita per circa il 90% da territorio montuoso, con 700 chilometri di costa, la Calabria è ricca di contrasti, difficili da vivere ma anche affascinanti. Restano comunque elementi comuni nelle produzioni fondamentali, pasta, vino, olio, e nell’arte della conservazione degli alimenti, sviluppatasi per le difficili condizioni socio-economiche della Calabria. E resta, soprattutto, il carattere forte e asciutto di una popolazione prevalentemente montanara, che si rispecchia nella gastronomia calabrese, della quale vi diamo alcuni interessanti accenni.

I PRIMI PIATTI. Risale ai tempi dell’antichità classica l’origine del macco di fave, una zuppa di fave secche, basilico, peperoncino, cotta fino a ridurre i legumi in poltiglia e condita con olio e pecorino. Di origine posteriore, ma ormai antica, sono i cappelli dei preti, quadrati di sfoglia di farina e uova, piegati in modo da formare dei piccoli tricorni (copricapo dei sacerdoti nel passato),.lessati e conditi con sugo al pomodoro, oppure con ragù di agnello o di maiale e con pecorino grattugiato. La riggidanella è una pasta secca di formato corto, lessata e messa a strati in una teglia con melanzane fritte, ricoperta con besciamella mescolata a sugo di pomodoro e passata al forno. Più semplice e rapido l’accostamento agli ortaggi negli spaghetti alla jonica, lessati e conditi con una salsa formata da aglio,olio, guanciale a dadini, pomodori e peperoni passati al setaccio, basilico, e spolverizzati di pecorino. Legumi in grande copia, dalle fave alle lenticchie, dai ceci alle cicerchie ai fagioli, insieme a funghi, verze, cipolla, sedano, vengono lessati lentamente fino a formare un denso intingolo, con il quale vengono conditi i rigatoni nelle millecosedde. Per finire, un primo piatto a base di pesce, gli spaghetti al ragù di totani (o seppie o calamari), realizzato rosolando in olio, aglio, cipolla, pomodoro e basilico.

I SECONDI DI PESCE E DI CARNE. Fra i secondi di pesce, il tonno alla calabrese è tagliato a fette, infarinato, fritto e successivamente ripassato in un sughetto di olio, aglio, cipolla, pancetta, prezzemolo, acciughe, pomodoro. Acquista un carattere calabrese anche lo stoccafisso (in dialetto stoccu), in una ricetta come quella dello stoccu ammudicatu, lessato e ripassato in olio caldo, con pangrattato, capperi, origano.
Le carni dei piatti più caratteristici sono legate alle diverse zone montane, a partire dal cinghiale d’Aspromonte, che viene frollato per una settimana prima di essere cotto allo spiedo, privato della cotenna e cosparso di un trito di aglio, prezzemolo e alloro. La tiella alla silana è uno spezzatino di carne di maiale, con funghi porcini, patate, olio, aglio, prezzemolo, rosmarino e peperoncino; dai pastori di capre, comuni nella zona di Crotone, hanno origine piatti come il marro, interiora di capretto tagliate a pezzi, avvolte in quadrati ottenuti dalla reticella del capretto stesso insieme a dadini di formaggio e pancetta in modo da formare degli involtini e cotte in tegame. Insolito, infine, il capretto arrosto ripieno di pasta (in particolare, vermicelli), condita con un intingolo ottenuto dalle budella del capretto rigorosamente da latte, profumato con alloro, rosmarino e basilico.

I DOLCI. Per i dolci, non si può fare a meno di cominciare dal sanguinaccio al cioccolato, una crema a base di sangue di maiale, latte, cacao amaro, mandorle, zucchero, cannella,n uva passa e cedro candito, cotta a fuoco basso e servita cosparsa di mandorle tostale sbriciolate. Caratteristici anche i fichi ripieni al cioccolato, seccati al sole, farciti con mandorle, chiodi di garofano e cedro candito e ricoperti di cioccolato fondente aromatizzato con cannella. Fra i dolci natalizi, tradizionali le zeppole calabresi, ciambelline ottenute da un impasto di farina con un po’ di semolino, zucchero, uova, vino bianco, fritte nello strutto e cosparse di zucchero vanigliato.

Agriturismo Pasqua
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