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AGRITURISMO IN BASILICATA

La Basilicata viene chiamata anche Lucania, dal latino “lucus” che vuol dire “bosco” e porta quindi anche nel nome un’importante peculiarità del suo territorio: la presenza di un’area montana e boschiva ancora in gran parte integra, che ha conservato ancestrali ricordi del passato. Proprio per queste caratteristiche, l'agriturismo in Basilicata troverebbe un ambiente adatto ma è tutt'oggi poco sviluppato.

Del resto, la stessa regione è una meta ancora poco frequentata dal turismo tradizionale, ed è invece accogliente e ricca di attrattive: il Parco Nazionale del Pollino, le feste popolari, i famosi Sassi di Matera, le limpide acque di Maratea e Metaponto, la gastronomia semplice e genuina dal marcato sapore mediterraneo, che proprio in agriturismo verrebbe esaltata.

L'AGRITURISMO IN ABRUZZO E I PRODOTTI TIPICI

I FORMAGGI LUCANI DI CAPRA

Chi ama una vacanza fuori dai circuiti tradizionali potrà scoprire, girovagando tra gli agriturismi della Basilicata, delle belle sorprese. Ad esempio, poichè la Basilicata è da sempre terra di capre resistenti ed utilissime, può oggi vantare una produzione di formaggi caprini di tutto rispetto, purtroppo non ancora molto conosciuti al di fuori del territorio lucano, poichè la loro produzione è assai limitata e prevalentemente artigianale. Cominciamo dai pecorini, tutti di ottima qualità, tra cui spiccano quello prodotto a Filiano e quello di Moliterno. Sono entrambi prodotti con il latte ovino, con aggiunta di latte caprino, e fatti stagionare per un anno. Alla grande famiglia dei caprini, stagionati o freschi, appartiene la regina dei formaggi locali, la cacioricotta, ottenuta dal puro latte di capra allevata allo stato brado. E' prodotta con tecniche molto antiche che prevedono la quasi bollitura del latte con conseguente eliminazione dei batteri che ne favorisce la digeribilità. Una variante saporita, dal sapore particolarissimo dovuto all'aggiunta di un'erba locale, la nepeta, è il "casieddu" di Moliterno, prodotto con la stessa tecnica del cacioricotta.

L'AGRITURISMO IN BASILICATA E LA FESTA DA NON PERDERE

Il “Maggio” di Accettura (Mt)

Se capitate in Basilicata a maggio, potrete assistere ad uno dei riti tradizionali più antichi. In diversi centri della Basilicata si rinnovano ogni anno a maggio durante il periodo di Pentecoste gli antichissimi riti arborei. Tra questi abbiamo scelto uno dei più noti, quello del Maggio di Accettura, dedicato a San Giuliano.
C’è da dire che la sacralità degli elementi naturali ha origini così profonde da aver resistito ad ogni divieto tanto che la Chiesa non poté che assorbire alcune di queste tradizioni.
In particolare in Basilicata, il legame con i boschi è proseguito nei secoli così intensamente, da consentire la sopravvivenza di tradizioni di cui pochi erano e sono coscienti.

LE FASI DELLA FESTA. La festa si svolge in tre fasi. La prima è il taglio del maggio, un cerro di alto fusto, precedentemente riconosciuto re del bosco, che avviene il giorno dell’Ascensione.
Il giorno di Pentecoste viene tagliata la cima, un agrifoglio, albero che, secondo i romani, piantato vicino casa teneva lontani i malefici. I due alberi vengono trasportati in paese; il maggio privato dei rami e scortecciato, viene trascinato da pariglie di buoi condotte dai masciaioli; la cima con la chioma tenuta da funi perché non si sciupi, viene portata a spalla dai cimaioli. Ogni azione è scandita dal suono delle zampogne e di organetti, che accompagna i canti di corteggiamento per la cima che si unirà in matrimonio col maggio. Il trasporto processionale è la fase più spettacolare, la partecipazione popolare è intensa.
Il martedì successivo alla Pentecoste la cima viene innestata al maggio, e i due, così congiunti in matrimonio, vengono eretti al centro della piazza. Contemporaneamente avviene la processione di San Giuliano e delle cente, portate sul capo dalle donne che danzano al suono di zampogne e organetti. La processione segna e ridefinisce l’intero spazio del paese passando per le vie e compiendo soste quasi in ogni slargo. Nel pomeriggio squadre di cacciatori sparano a targhette legate ai rami della cima; poi al tramonto avviene la scalata del maggio con cui simbolicamente si riconferma la presa di possesso dell’uomo sul bosco, ma vi si possono intravedere i tratti di quell’ascensione verso la comunione divina che l’Albero Cosmico ha sempre rappresentato.

L'AGRITURISMO E I VINI DELLA BASILICATA

Così come avviene per molte regioni della nostra splendida penisola, anche la Basilicata, nonostante sia una regione relativamente piccola, può vantare un territorio dalle mille opportunità e dai paesaggi unici e di varia natura. Una gita in agriturismo può dare la scusa per assaggiare qualcosa di insolito e magari per tornare a casa con un prodotto genuino e prelibato.

Nell'entroterra, nella zona di Melfi, alle pendici del Massiccio del Vulture, si trova una zona che gode di una posizione e di un clima favorevole e di un terreno veramente fertile. E' proprio in questa zona che, tra i 400 e i 500 metri di altezza sul livello del mare, si trova una delle più produttive zone coltivate a vigna di tutto il Mezzogiorno. Il terreno, particolarmente fertile e ricco di sali minerali, ha fatto sì che fin dai tempi antichi in questa area si coltivasse con successo la vite.
Fra gli altri vale la pena di assaggiare il Moscato del Vulture, un vino spumante con un delicato profumo di frutta, il Malvasia del Vulture, un vino da dessert con uno spiccato profumo di noce e l'Aglianico del Vulture, un fine vino secco con un bouquet consistente.

Se poi volete fare un tuffo nel passato dirigetevi ora nella provincia di Matera. Qui le testimonianze d'epoca romana vi stupiranno per quantità e splendore. Ma una visita a parte merita proprio la città di Matera, arroccata com'è su uno sperone di roccia calcarea in cui, nel corso degli anni, sono state scavate grotte, rifugi, celle e abitazioni utilizzate fino a qualche decennio fa. Questi sono i famosi Sassi che hanno reso questo territorio così unico fin dall'antichità. Per ciò che riguarda il vino in provincia di Matera potrete degustare l'Aglianico di Matera, un vino pregiato da pasto, di colore rosso intenso e che migliora con l'invecchiamento.

L'AGRITURISMO E I SAPORI DELLA BASILICATA

Regione quasi totalmente montuosa, affacciata sui due mari con due brevi strisce costiere, profonde pochi chilometri, la Basilicata (Lucania per gli antichi romani e per alcuni anni, fra il 1932 e il 1948, sotto il regime fascista) è stata in qualche modo emarginata rispetto alle correnti turistiche più invasive. Questo fatto può oggi consentire l’avvio di una nuova politica turistica, che fondi il proprio successo sul rispetto della natura, delle tradizioni e…della saporosa cucina locale. Ecco perché - lo ripetiamo - uno sviluppo dell'agriturismo non potrà che portare benefici sia al comparto agricolo sia a quello turistico.

I PRIMI PIATTI. Le zuppe a base di pane sono fra i primi lucani più diffusi: ricordiamo il pancotto, che a Melfi viene preparato con pane, patate, rape, lessati insieme e conditi nella stessa pentola con un soffritto di olio, aglio e cerasela, e il pane del pastore, che al pane raffermo, fatto bollire con olio, alloro, origano e pomodoro aggiunge uova cotte in camicia. Fanno parte del “repertorio” comune alle regioni vicine le lagane e ceci, con il consueto condimento di olio, aglio, pomodoro e rosmarino; gli strascinati sono una delle tante forme di pasta di grano duro e acqua lavorate a mano, tagliate in corti listelli allungati (strascinati) con le dita e conditi in vario modo (con la salsiccia, con lardo e menta fresca). I maccheroni o spaghetti di Maratea, conditi con olio, aglio e pomodoro fresco a pezzetti aggiungono a questa preparazione assai diffusa e apparentemente banale l’accorgimento di lasciare insaporire a bagnomaria sul vapore la zuppiera contenente la pasta condita.

I SECONDI DI CARNE. L’allevamento del maiale è fra i più diffusi nell’antica Lucania, tanto che da questo nome deriva, anche nelle regioni del nord, quello di una salsiccia lunga e piuttosto delicata, la luganega o lucanica. Si tratta di suini allevati con prodotti naturali, e quindi di ottima qualità, utilizzati in piatti semplici e saporosi come lo spezzatino di maiale, rosolato con olio, aglio e rosmarino, cui vengono aggiunti pomodoro e peperoncino. Corrente è anche l’allevamento degli ovini, al quale si collega un piatto molto diffuso, la pignata di pecora. La pignata è una pentola a tenuta stagna, nella quale vengono collocati carne di pecora, patate e soppressata a pezzi, con cipolle, sedano e pomodori, il tutto ricoperto con acqua. Terminata la cottura, la carne viene servita con pecorino grattugiato. Nel brodetto pasquale la carne d’agnello, disossata e fatta a pezzi, viene cotta con olio e cipolla, cui vengono aggiunti pomodori e cardi o asparagi selvatici; collocato a fine cottura in una teglia, il brodetto viene completato con uova sbattute con pecorino grattugiato e infornato fino ad assodamento del composto.

I DOLCI. Fra i dolci, le copete sono piccoli pasticcini di pasta di mandorle con albumi montati, zucchero a velo e cannella, sistemati su ostie e cotti al forno, mentre i calzoni di castagne consistono in quadrati di sfoglia a base di farina di grano duro, uova, sugna, zucchero, vino dolce, all’interno dei quali viene collocato un composto di castagne e ceci lessati, ridotti in purea e uniti a zucchero, cannella e un liquore aromatico. Gli involucri così farciti vengono chiusi e fritti in strutto bollente.

Agriturismo Pasqua
Iter Edizioni

MAPPA CAMPANIA E BASILICATA

 

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