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AGRITURISMO IN ABRUZZO
Perchè scegliere una vacanza in agriturismo in Abruzzo? Se sei amante della natura, l'Abruzzo non ti deluderà: innanzi tutto è sinonimo di Gran Sasso e dell’omonimo Parco Nazionale. In effetti, dal punto di vista naturalistico la regione Abruzzo presenta specie rare di flora e fauna, come ad esempio l'orso bruno marsicano e il lupo appenninico. Ed è innegabile l’attrattiva che il massiccio del Gran Sasso esercita su sciatori, alpinisti, escursionisti e su tutti gli amanti della montagna.
Ma l’Abruzzo offre anche di più: le località balneari, gli itinerari religiosi, il folclore e l’artigianato dei piccoli e grandi centri, la tranquillità e il relax di una regione in cui la vita scorre con ritmi rilassati e a misura d’uomo.
Per quanto riguarda l'agriturismo , le strutture sono per lo più a conduzione familiare e sono la meta ideale per chi è appassionato di trekking, di escursioni ma anche per chi desidera una vacanza a stretto contatto con la natura e con la tradizione contadina.
L'AGRITURISMO IN ABRUZZO E I PRODOTTI TIPICI
Lo Zafferano di Navelli
Andare in agriturismo in Abruzzo significa anche riscoprire i prodotti tipici del luogo e le specialità tradizionali a volte dimenticate. Un esempio abruzzese è lo zafferano di Navelli.
In provincia dell'Aquila c'è una zona dedicata alla coltivazione di una specie di zafferano, il crocus sativus L. cv. Piana di Navelli, ritenuta unanimamente da tutti i buongustai come una delle migliori qualità per caratteristiche organolettiche, aroma e potere colorante. La storia dello zafferano di Navelli, oggi tutelato con apposita denominazione, risale al XV secolo, quando un monaco di ritorno dalla Spagna, dove gli Arabi avevano introdotto questa coltura, portò nel suo paese i semi del crocus. Per secoli lo zafferano di Navelli fu esportato in tutto il bacino del Mediterraneo e in tutta Europa ed è ancora oggi raccolto e lavorato artigianalmente. E' dai filamenti della corolla dei piccoli fiori, una volta essiccati, che si ricava la preziosa polvere utilizzata in cucina.
L'AGRITURISMO IN ABRUZZO E LA FESTA DA NON PERDERE
La Processione dei Serpari a Cocullo (Aq)
La Processione dei Serpari si svolge nel piccolo centro di Cocullo il primo giovedì di maggio, in onore del patrono San Domenico, secondo modalità che richiamano alla memoria antichissime tradizioni precristiane. I santi hanno spesso ereditato il ruolo di figure sacre precristiane e San Domenico non fa eccezione: sono riconoscibili infatti nei suoi tratti e nelle capacità taumaturgiche attribuitegli i caratteri distintivi della Grande Madre Angitia, divinità dei Marsi: una statuetta che la riproduce con un serpente nella mano sinistra alzata è stata rinvenuta presso il lago di Fucino.
I SERPARI. Per una popolazione di pastori, come i Marsi, che passavano lungo tempo in estate fra i monti con le loro greggi, un pericolo primario era rappresentato dall'infida serpe acciambellata al sole e la Madre Angitia veniva invocata a protezione, così come oggi viene invocato San Domenico.
Il Serparo è una figura tipica abruzzese, affonda le proprie radici nella capacità per cui erano noti i Marsi di incantare i serpenti e rendere innocuo il loro veleno.
Il metodo è piuttosto semplice: si offre al morso del rettile un cappello di feltro. Dopo il morso al serpente vengono strappati i denti.
Il giorno della festa la statua del Santo viene ricoperta delle serpi catturate e rese innocue e portata in spalla per le vie del paese. La statua è preceduta dal clero e da quattro ragazze in costume, che recano i ciambelli, la cui ricetta si tramanda di generazione in generazione. I serpenti guizzano e si attorcigliano anche al collo e alle braccia dei fedeli e dei serpari.
La coreografia della cerimonia suscita ed esorcizza angosce profonde dell’inconscio collettivo che viene fortemente scosso alla presenza così massiccia e vibrante di uno dei simboli per eccellenza delle forze del Male: la serpe.
I pellegrini che per l’occasione convergono a Cocullo provengono soprattutto da Sora, dove il Santo morì nel 1031, e dagli USA, terra di emigrazione elettiva per i coculliani.
La festa di Cocullo, come tante altre manifestazioni tradizionali e folcloristiche di altre località dell'Abruzzo, può essere un'ottima occasione per trascorrere qualche giorno in agriturismo, a stretto contatto con la natura e i valori antichi dell'ospitalità rurale.
L'AGRITURISMO E I VINI DELL'ABRUZZO
L'Abruzzo, si sa, è terra di cibi genuini e molto ben cucinati, e questo vale anche e soprattutto per il vino. Considerata la natura prevalentemente montuosa del territorio, soprattutto nella parte interna della regione, la coltivazione di vigneti si estende per lo più lungo la fascia costiera e nella zona collinare presente nel primo entroterra. Un soggiorno in agriturismo o una gita domenicale fuori porta potrebbe avere anche il merito di farvi scoprire qualche delizia enogastronomica finora poco conosciuta.
Tre vini hanno fatto la fortuna dell'Abruzzo, si tratta del Montepulciano d'Abruzzo, del Trebbiano d'Abruzzo e del Cerasuolo d'Abruzzo.
Il Montepulciano oltre ad essere il più famoso vino di questa regione è probabilmente anche il migliore. Rosso, ma non molto intenso, pur essendo riconoscibile varia per sapore da zona a zona e da cantina a cantina. Ha la caratteristica di spumare dopo due o tre anni anche se, gli addetti ai lavori, che in zona rispetto al passato stanno facendo passi da gigante, con nuove tecniche di lavorazione stanno cercando di allungare i tempi d'invecchiamento di questo superbo vino da pasto.
Il Trebbiano è l'unico bianco prodotto nella regione. Ha poca acidità e un gradevole bouquet.
Il Cerasuolo è un rosso leggero, secco, con un buon sapore fruttato. Le sue caratteristiche d'invecchiamento sono simili al Montepulciano e, come questo, dopo due o tre anni tende a spumare.
I tre vini sono presenti in tutta la zona che, superato il Gran Sasso d'Italia, si estende fino al mare e che comprende le quattro province di L'Aquila, Teramo, Pescara, Chieti. In questa zona la degustazione dei vini può favorire un itinerario interessante che partendo dalla città di L'Aquila, con la sua Fontana delle 99 Cannelle che ricordano i castelli che diedero origine alla città, e, spostandosi in direzione Chieti, permette una serie di soste interessanti. Lungo la strada numerosi paesini offrono atmosfere incantate e possibilità di assaggiare prodotti locali di grande bontà, magari proprio in una delle molteplici aziende agrituristiche, in cui spesso si può pure acquistare direttamente dal produttore. Proseguendo verso la costa, e giunti a Pescara, si può arrivare fino alla provincia di Teramo lungo la via litoranea che offre l'incantevole vista di un mare forse fino ad oggi troppo poco considerato.
L'AGRITURISMO E I SAPORI DELL'ABRUZZO
Uno dei motivi prevalenti che spingono a scegliere l'agriturismo è senza dubbio il cibo buono. Nel caso dell'Abruzzo, c'è da dire che i caratteri morfologici della regione hanno influito notevolmente sul suo sviluppo. Di qui una situazione di grande isolamento dei diversi centri fra di loro e rispetto alla fascia marittima, con le immaginabili conseguenze sullo sviluppo socio-economico della società abruzzese. Tutto questo si è riflesso sulla gastronomia favorendo da una parte l’uso di ingredienti tipici dei diversi luoghi, dall’altra contribuendo a mantenere vive le più antiche usanze, scarsamente influenzate da fattori esterni.
I PRIMI PIATTI. I diversi caratteri delle singole zone abruzzesi si rispecchiano nel gran numero di primi piatti offerti da quella cucina tradizionale, che hanno come elemento unificante il piccante peperoncino, utilissimo, peraltro, per combattere il freddo delle zone montane. Ecco le scrippelle ‘mbusse, frittatine sottilissime che uniscono alle uova latte, farina, prezzemolo, formaggio grattugiato, arrotolate come fossero cannelloni, collocate nelle scodelle e ricoperte di brodo bollente. Lasciate distese, sovrapposte a strati alternandole con ragù, scamorza, formaggio grattugiato, uova sode tagliuzzate, ortaggi (soprattutto carciofi e piselli) passate al forno, costituiscono l’invitante timballo di scrippelle, diffuso nel pescarese. E’ tipica di Teramo la ricetta delle virtù, minestra di legumi, verdure, carne di maiale tritata grossolanamente, insaporita con osso di prosciutto e erbe selvatiche, con pasta fresca di formati diversi. Una più semplice ma diffusa zuppa contadina è costituita dalle sagne (fettuccine di sfoglia di semplice acqua e farina) con i fagioli; il saporito legume è presente anche nella polenta e fagioli, un robusto piatto condito con un soffritto di olio, cipolla, pancetta, vino, peperoncino e completato con una salsiccia per ciascun commensale.
Passiamo alle paste asciutte; non si può non cominciare dai maccheroni alla chitarra, la più celebre pasta abruzzese, realizzata tramite un tipico strumento (la chitarra, appunto) a corde tese. Su queste viene premuta con il matterello la sfoglia di farina e uova, in modo da formare maccheroni più o meno larghi, a seconda delle distanze alle quali vengono collocati i fili d’acciaio. Si condiscono generalmente con un sugo di carni miste (fra le quali non deve mancare il castrato), pecorino grattugiato e l’immancabile peperoncino. Ancora sfoglia per le rustiche fregnacce, una pasta ripiena costituita da quadrati di circa 20 centimetri, farciti con un impasto di carne, uova, pecorino, piegati in quattro e conditi con un sugo rinforzato, come sempre, dal peperoncino. Non potevano mancare gli gnocchi, conditi all’uso pescarese con sugo di coniglio (ma sono altrettanto gustosi con sugo di castrato).
Fra i primi di pesce, il risotto alla trota con zafferano ci consente di ricordare questo tipico prodotto, ottenuto dalla macinazione dei pistilli dei crochi che crescono anche nelle zone più brulle delle montagne abruzzesi. C’è poi il brodetto alla pescarese, caratterizzato dalla presenza, accanto al pesce, di peperoni secchi pestati nel mortaio, secondo l’antica usanza dei pescatori.
I SECONDI PIATTI. Assai semplice è la preparazione delle carni, per lo più ovine o suine. Fra le prime, ricordiamo la pecora alla callara o alla cottora; importanti, poi, i piatti che accompagnavano l’uccisione del maiale di famiglia, come il cif e ciaf, costituito da spuntature e guanciale fresco tagliati a piccoli pezzi e rosolati con olio, cipolla, aglio, maggiorana, peperoncino, peperoncino, il tutto bagnato con vino bianco. La ‘ndocca ‘ndocca propone invece la semplice lessatura delle carni “di scarto” del maiale con aglio, alloro, rosmarino e peperoncino, dopo averle messe a bagno per una notte in acqua acidulata con aceto.
I DOLCI. Fra i dolci, tornano i festosi pistilli del croco nelle ferratelle allo zafferano, caratteristico biscotto aquilano che deve il suo nome ai “ferri” da cialda nel quale vengono cotti dischetti ottenuti da un impasto di farina, uova, zucchero, olio di oliva, liquore all’anice e, naturalmente, zafferano. Ma non si può terminare un discorso sulla pasticceria abruzzese senza ricordare i celebri confetti di Sulmona, dove la tradizione venne iniziata fin dal XVI secolo dalle monache del convento di Santa Chiara. Nella città abruzzese i confetti assumono le forme, i colori, i sapori più svariati, a testimonianza di un artigianato di altissimo livello, caratterizzato da abilità e fantasia.
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